INIEZIONE DI ORGOGLIO

Un Berlusconi convincente e potenzialmente vincente ha aperto ieri la campagna elettorale alla vigilia delle ferie parlamentari. Lo ha fatto davanti ai deputati e senatori di Forza Italia riuniti per il Consiglio nazionale, ma le linee guida erano quelle annunciate la sera prima alla cena con i parlamentari del suo partito: una forte unità nella coalizione in vista del futuro partito unico, la sua leadership incontrastata, strategia elettorale all’insegna dell’organizzazione capillare in periferia ma centralizzata, lotta ai brogli elettorali, difesa dell’orgoglio del centrodestra e del lavoro svolto, e soprattutto una potente carica emotiva. Quanto ai numeri, il presidente del Consiglio è sicuro che le due coalizioni partano alla pari, intorno al 48 per cento, a patto che il centrodestra sia in grado di inglobare tutte le componenti minori. Quel che va sottolineato del discorso di ieri è la potente dose di adrenalina che questo leader sa diffondere sul suo popolo, rendendo la prospettiva della vittoria a portata di mano.
L’adrenalina è corsa nelle vene attivata dall'orgoglio: orgoglio per la politica estera, orgoglio per aver il più basso tasso di disoccupazione d’Europa, per il rispetto internazionale che le forze armate italiane riscuotono ovunque, per non aver inventato altre tasse ma anzi averle diminuite sebbene di poco. E poi un botta e risposta con i poteri forti, quelli che criticano ma non dicono dove dovrebbero essere reperite le risorse (e Montezemolo ha subito replicato, ma con un tono molto rispettoso, sostenendo di aver fornito questo genere di indicazioni). L’attenzione dei giornalisti ieri era largamente focalizzata su un falso punto, quello della leadership, come se davvero quella di Berlusconi potesse essere messa in discussione. Ma l’ovvia constatazione del fatto che il candidato a Palazzo Chigi per la prossima legislatura è ovviamente Silvio Berlusconi ha fatto il giro delle agenzie di stampa come se fosse una notizia. Se lo scatto c’è stato, sia d’orgoglio che di efficienza, va detto che tutti si rendono conto che la strada da percorrere nel centrodestra è in salita e che la vittoria, diversamente da quel che accadde nel 2001, deve essere costruita pezzo per pezzo.
Infatti, se gli elettori di sinistra formano un popolo elettorale costante e quasi religioso di circa dodici milioni di voti, quello del centrodestra fluttua perché subisce l’effetto degli umori, delle frustrazioni, delle delusioni della gente libera e liberale che sono in parte conseguenza di una carente comunicazione: ciò che è mancato finora non è stato infatti tanto e soltanto il flusso informativo sulle cose fatte e realizzate, dalle opere pubbliche ai posti di lavoro, ma il flusso delle emozioni che legano e rendono forte un elettorato, come dimostra la compattezza dell'elettorato di sinistra che è solido malgrado lo spappolamento dei suoi leader e delle sue componenti. È un problema di comunicazione che le sinistre non hanno mai avuto perché hanno sempre saputo fare uso e abuso dei mezzi di comunicazione di massa, realizzando quegli effetti speciali che costituiscono il collante principale del proprio consenso. Ma politicamente il centrodestra si trova di fronte un avversario squinternato e diviso su tutto, dalla politica economica a quella estera: diviso sui valori, diviso sui programmi e anche sulla leadership.
Questo è il fattore che permette di progettare e conquistare la vittoria elettorale, perché la gente, così come ha percepito negativamente le liti interne alla Casa delle libertà ed ha reagito lesinando i suoi voti, nello stesso modo vede e valuta il marasma della sinistra come una prova della inaffidabilità di quella coalizione come forza di governo. Il lavoro da fare dunque per il centrodestra è veramente grande, ma la riconquista dei voti perduti è a portata di mano.
p.guzzanti@mclink.it