Inimitabile Audrey, regina di stile

Roberta Pasero

Tubino nero, due fili di perle, guanti infiniti di seta e sigaretta aspirata con arte sublime da un interminabile bocchino. Chi potrebbe essere se non lei, Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, l’icona dell’eleganza più raffinata, la regina del bon ton, la creatura dagli occhi di cerbiatta, il simbolo della discrezione, una delle poche, se non l'unica, sophisticated lady dei nostri tempi.
Ancora adesso, dodici anni dopo la sua scomparsa, lei è sempre un mito. Eppure la sua bellezza non ha nulla a che vedere con quella curvilinea e grandiforme inseguita dalle dive televisive e cinematografiche di oggi. Ed era già in controtendenza rispetto ai canoni della sua epoca, così diversa dalle belle giunoniche e prosperose, bombe sexy come Sophia Loren, Marilyn Monroe, Gina Lollobrigida, Marisa Allasio, Silvana Mangano.
Nonostante la sua magrezza estrema, dovuta agli anni della guerra quando lei, nata nel 1929, per sopravvivere mangiava bulbi di tulipano, nonostante il suo aspetto diafano ed etereo nel periodo in cui andavano di moda le prorompenti pin-up e il suo taglio di capelli da canaglia al tempo delle pettinature morbide biondo platino stucchevolmente femminili, i suoi modi sono diventati ben presto uno stile, sinonimo di leggiadria e di ineguagliabile raffinatezza.
Vacanze romane, Sabrina, Cenerentola a Parigi, My fair lady, Sciarada: c’era sempre quel suo sguardo ingenuo e provocante, dolce e seducente a illuminare ogni fotogramma, persino i più cupi, persino quelli delle lacrime e degli addii. C’erano quegli occhi luminosissimi ripassati con la matita marrone, a volte nascosti da gigantesche montature da sole che diventarono pure queste ben presto una moda. Come molte altre che Audrey tenne a battesimo: i pantaloni aderenti lunghi alla caviglia antesignani dei fuseaux, le calze coloratissime, le gonne a ruota, le tute attillate e le «ballerine» soprattutto, scarpe rasoterra senza un'ombra di tacco create appositamente per lei da Ferragamo, perché quei suoi difetti del piede più lungo del normale e dell’altezza per l’epoca quasi maschile non stonassero con il suo corpo filiforme e si trasformassero in altrettanti atout.
Regole dell’eleganza che era lei stessa a dettare: «Ricerca la sobrietà, evitando i particolari eccentrici. Privilegia la qualità dei capi piuttosto che la quantità. Indossa quelli che ti mettono più a tuo agio e vestiti in modo appropriato all’occasione» consigliava a signore e signorine del 1962 dalle pagine del This week magazine di Philadelphia. Insegnamenti preziosi che non aveva dovuto imparare, perché le erano innati, estremamente naturali, lei che fu bella fino all'ultimo giorno della sua vita, conclusasi il 20 gennaio 1993, a 64 anni.
Persino Barbie ha dovuto adeguarsi e prendere da lei lezioni di stile. E quando qualche tempo fa è stata messa in vendita una bambola a immagine e somiglianza di Audrey Hepburn, con il medesimo guardaroba che indossava in Colazione da Tiffany, qualcuno ha pensato che fosse l'unico modo per insegnare alle bambine di oggi cosa significa essere una vera signora.