Iniqua e sbagliata

Chissà se gli italiani stanno apprezzando almeno l'aspetto comico della farsa, del grottesco spettacolo allestito in nome della «serietà al governo» da quando Prodi e i suoi si sono insediati sulle (numerosissime) poltrone di potere. Il maxiemendamento alla legge finanziaria votato alla Camera è l'immagine precisa della notte in cui sono precipitate le nostre istituzioni: per lunghe settimane il Parlamento e i più autorevoli commentatori, compresa la Banca d'Italia e le principali agenzie di rating, hanno discusso sul nulla, perché dato che si andava per le lunghe il governo ha avuto la bella pensata di far votare a scatola chiusa un testo ampio come il codice penale, mai visto e studiato da nessuno... zitti e votate. A questo punto però ci sono tre categorie di deputati e senatori che devono porsi domande piuttosto serie: la prima è quella di chi predica «la seria opposizione parlamentare» in contrapposizione alla protesta di piazza. Alla luce di quanto è successo ha ancora un minimo di senso trincerarsi dietro questa scusa? La legge finanziaria è stata fatta annusare alla commissione bilancio, cambiata a furia di emendamenti del governo, fatta assaggiare all'aula e poi via alla fiducia su un piatto ancora diverso e raffazzonato la notte prima. Quale è stata la responsabile opposizione in Parlamento? Nessuna. Non è responsabile la maggioranza, figuriamoci l'opposizione. Non si obbliga nessuno a scendere in piazza il 2 dicembre, e magari potrebbe aver ragione anche chi dice che le manifestazioni rischiano di ricompattare la maggioranza, ma almeno non si parli più di serietà in Parlamento perché in quel luogo ormai ogni richiamo alla serietà appare quanto meno paradossale.
La seconda categoria che deve pensarci bene prima di approvare questo disgraziato testo al Senato è quella dei cosiddetti «riformisti» della maggioranza, che daranno il via libera ad una legge che nulla contiene di quei progetti che suonano così bene scritti nelle «agende», siano esse di Giavazzi o di Rutelli, ma che svaniscono quando dalle agende si passa alle leggi, dove invece rimangono solo penalizzazioni e pastoie per il ceto medio produttivo, e di questo essi dovranno rispondere alla loro stessa base elettorale.
Rimangono infine i senatori della sinistra radicale e pacifista, che votando questa Finanziaria dovranno giustificare come mai stanno approvando un testo che rifinanzia automaticamente le missioni militari all'estero (Afghanistan compreso e anche Irak, caso mai si volesse rimanere ancora un po') e che riserva la voce più alta delle maggiori spese a bilancio proprio alle forze armate e alle missioni all'estero.
Prodi afferma che se una Finanziaria scontenta tutti è perché è giusta (nel senso di equa), è più corretto dire che se scontenta tutti è perché è sbagliata (nel senso di sbagliata) e la responsabilità di approvare qualcosa di sbagliato e pericoloso per l'Italia sarà nelle mani dei senatori: ordinari o a vita che essi siano. Che si ricordino che se non la votano non ci sarà per forza Berlusconi, non è un ribaltone, se mai ci sarà il Popolo, e mai come ora il Paese ha bisogno del giudizio dell'unico soggetto «responsabile»: gli italiani.