Inizia bene il girone di Champions League dei rossoneri contro i modesti greci dell’Aek di Atene. Positiva la prova del ventenne centrocampista francese Inzaghi e il mini Zidane lanciano il Milan in coppa Un gol del solito Pippo dopo 17 minuti spiana la

da Milano
Premessa numero uno: l’Aek non è lo Sporting di Lisbona ma per disporne a piacimento bisogna impegnarsi e tirar fuori dai giacimenti di Milanello un nuovo brillante (Gourcuff). Premessa numero due: Inzaghi e Maldini, ciascuno per la propria competenza, reggono ancora alla grande e finché reggono, da queste parti possono considerarsi al sicuro. Premessa numero tre: se questo è il turn-over concepito da Ancelotti, il Milan può rimettersi al volante con rinnovato entusiasmo. Sembrano lontani anni luce i giorni tristi dei processi e delle staffilate di Johansson. Persino l’assenza di Pirlo passa sotto silenzio e non è un dettaglio di poco conto. Ora che si gioca al calcio, il Milan si ritrova a realizzare il meglio del proprio talento e della propria vocazione stilistica. Il 3 a 0 sui greci è un primo passo, uno solo ma di quelli che cementano la sicurezza e suggeriscono l’ottimismo che è una bella vitamina in queste settimane di grande fatica e di partita una dietro l’altra. Inzaghi scardina il portone dell’Aek, Gourcuff lo fora e su rigore Kakà finisce per abbatterlo. Qualche brivido in difesa, specie sui palloni alti. Ma non è il caso di trasformarlo in un incubo.
La robusta dose di turn-over decisa da Ancelotti può volere dire due cose: o è un incosciente, oppure questa volta fa sul serio e si fida, ciecamente, dei ricambi che si trovano in panchina. Rispetto alla Lazio ne arrivano cinque di uomini freschi dalle retrovie, distribuiti in modo sapiente nei tre settori. È vero, l’Aek, passata dal turno preliminare, non è un rivale di grande cifra tecnica: in difesa, con Dellas e Cirillo vecchie conoscenze, sono indiscutibilmente lenti e in attacco, se riescono ad apparecchiare una bella triangolazione (cross dalla sinistra del 14, si chiama in un modo irriferibile), il colpo di testa di Delibasic, a centro area, è così moscio da consentire a Dida di parare senza grande imbarazzo. Scava, scava alla fine la differenza viene scavata dal solito Pippo Inzaghi che di questi tempi è una specie di benedizione per il Milan e i suoi problemi. Come la manna venuta dal cielo, appena Maldini gli confeziona su misura un cross alla Serginho, ecco il centravanti innamorato del gol, prendere la mira e trovare l’angolo alto di Sorrentino.
Schiodato lo 0 a 0, il Milan si mette di buzzo buono a cercare la sicurezza e lo fa col piglio dei giorni migliori. Funziona il solito schema a rombo ma si colgono inserimenti efficaci e funzionali al sistema di un debuttante, Gourcuff, il francesino di 20 anni (che qualcuno già chiama il «mini Zidane»), oltre che gli sprint sul binario di destra di Cafu. Negli spazi concessi dai greci, macchinosi, va a nozze Kakà. E sul finire della frazione basta un suo prepotente scatto, dettato da Cafu sulla destra, per aprire come una scatoletta l’area dell’Aek: sul primo palo Oliveira non arriva, ma dietro c’è Gourcuff, guidato da un istinto pregevole e firma il suo primo gol in rossonero e in Champions. A quel punto, per il Milan, il più è fatto e non occorre esercitarsi nel tiro al bersaglio a Sorrentino per scoprire che i primi tre punti di Champions sono in cassa. Un paio di volte, su giravolta di Kakà e su zuccata di Inzaghi, il portiere italiano trasferito sotto la collina del Partenone, deve approntare un paio di prodezze per evitare la goleada che prende forma nella fase finale della sera appena quel diavolo di Pippo riesce a procurarsi anche un rigore generoso (intervento scomposto in area di Moras) da consegnare, amabilmente, ai piedi ispirati di Kakà. La stoccata, chirurgica, gonfia le dimensioni del successo fino al rotondo 3 a 0 che ricaccia indietro altre amnesie difensive. È il tallone d’Achille del Milan e neanche il recupero dei migliori Nesta e Kaladze è in grado di cementare il portone di Dida. Le sostituzioni in corsa (Seedorf, Ambrosini e Jankulovski) decise da Ancelotti denunciano la voglia di congelare la partita e con la partita il risultato.