Inizia la «cura Ratzinger»: dieci prepensionati allo Ior

Significativo taglio di personale all’Istituto per le Opere di religione

Andrea Tornielli

da Roma

Una decina di dipendenti dello Ior, funzionari di livello medio-alto, sono stati «prepensionati» nelle scorse settimane. Una taglio significativo al personale dell’Istituto per le opere di religione, la banca vaticana guidata da Angelo Caloia che ha la sua unica sede all’interno delle mura dello Stato pontificio. La notificazione è stata ufficializzata ai diretti interessati in aprile, anche se del provvedimento si parlava già dalla fine dell’anno scorso: i dipendenti prepensionati continueranno a percepire per i primi dodici mesi lo stipendio pieno, pur non lavorando più allo Ior, anche se esiste la possibilità che essi vengano richiamati per brevi periodi. Dal maggio 2007, riceveranno la pensione, pari a circa il settanta per cento dello stipendio. Il fatto che il provvedimento abbia interessato non soltanto funzionari già sulla soglia dei sessantacinque anni, ma anche più giovani, sta a indicare che nel felpatissimo e riservatissimo istituto è in atto una ristrutturazione e ci si attende a breve anche la nomina del nuovo presidente, dopo che Caloia ha concluso nel 2005 il suo terzo mandato e opera oggi un regime di proroga. Durante gli ultimi mesi, lo Ior ha attraversato una fase delicata a causa dei lavori per il potenziamento della rete informatica che hanno causato qualche problema, ma i prepensionamenti non sono collegabili all’accresciuta efficienza informatica.
A che cosa si deve, dunque, il significativo «dimagrimento» degli organici della banca vaticana, che permette al Papa, grazie agli oculati investimenti, di disporre di varie decine di milioni di euro da destinare per opere di bene? Il prepensionamento viene considerato uno dei primi effetti della «cura Ratzinger» sugli organismi della Curia romana. È noto che in più occasioni prima di diventare Benedetto XVI, l’allora Prefetto della dottrina della fede si era detto favorevole a una razionalizzazione degli uffici curiali e a una loro sburocratizzazione. Papa Ratzinger ha già mandato precisi segnali in questo senso accorpando il pontificio consiglio dei migranti sotto l’egida di quello per la giustizia e la pace, e quello del dialogo interreligioso sotto l’egida di quello per la cultura. Di fatto, senza terremoti, ma con trasferimenti o accettazione di dimissioni per raggiunti limiti d’età, senza scosse eccessive, il nuovo Papa ha dato il via alla riforma della Curia. Quanto è accaduto allo Ior - decisione presa con il consenso delle massime autorità d’Oltretevere - va dunque nella in quella direzione.
Certo, i prepensionamenti avvenuti in sordina e senza alcuna forma di pubblicità all’Istituto per le opere di religione, non stanno ad indicare che nei prossimi mesi analoghe iniziative vengano prese anche in altri uffici curiali: lo Ior, il cui operato è regolato da una commissione cardinalizia di vigilanza guidata dal Segretario di Stato Angelo Sodano, ha sempre goduto di grande autonomia gestionale e gli stipendi dei suoi dipendenti sono generalmente diversi rispetto a quelli degli altri dipendenti della Santa Sede. E non è escluso che questi movimenti interni all’Istituto possano essere stati attuati anche in vista di probabili cambiamenti ai vertici curiali.
Non mancano, infine, le indiscrezioni su chi potrebbe sostituire Caloia alla guida dello Ior, dopo che il finanziere cattolico, attivo promotore negli anni Ottanta del Gruppo cultura etica finanza all’ombra della Madonnina, su richiesta di Papa Wojtyla ne ha riscritto gli statuti mettendo fine alla stagione Marcinkus. Già nel 1999, infatti, era stata avanzata la possibile candidatura del presidente uscente della Bundesbank Hans Tietmeyer.