«È iniziata la stagione dei veleni Così si finisce nel mirino senza lo straccio di una prova»

Senatore Carlo Vizzini, è sorpreso?
«Sì, cioè no».
Scusi?
«Più che sorpreso, molto preoccupato. È il secondo episodio inquietante a Palermo in una settimana. Prima quella giornalata con la pseudo inchiesta sul cognato del procuratore Messineo, roba vecchia di anni...».
Ma non si faceva riferimento a un rapporto dei carabinieri di qualche mese fa?
«I fatti riportati erano vecchissimi e già noti prim’ancora dell’arrivo di Messineo a Palermo».
Ciancimino jr avrebbe detto che lei gli riciclava i soldi.
«Punto primo: non ho mai conosciuto Ciancimino junior ed anzi negli ’80 sono stato uno dei più feroci detrattori del sistema mafioso gestito dal padre. Secondo: non avendo mai preso un euro ne consegue che non posso aver riciclato parte del suo patrimonio. Terzo: non sono mai stato in affari con lui, e mai mi sono occupato di fare soldi con il gas. Quarto: la procura ha smentito la mia iscrizione sul registro degli indagati».
Perché, allora, il giovane Ciancimino l’avrebbe tirata in ballo?
«E voi siete sicuri che ha detto certe cose ai magistrati? Al Tg3 ha smentito tutto, affermando che nemmeno mi conosceva e che quello che aveva letto non corrispondeva ai suoi colloqui con i magistrati. Stiamo discutendo del nulla».
Converrà, senatore, che la procura di Palermo ha ricambiato in modo inusuale il suo immediato attestato di stima nei confronti del procuratore capo per la questione del cognato.
«Bisogna capire se Ciancimino ha mentito al Tg3, se a mentire è stato chi ha scritto certe cose oppure c’è una terza strada che non conosco. A Palermo tira un vento brutto, è iniziata la stagione dei veleni. Chi beneficia dei veleni sono, ovviamente, i mafiosi. Ecco perché questa mattina (ieri, ndr) sono stato in procura per presentare una denuncia per calunnia. Nessuno mi ha confermato le indagini sul mio conto. Non sono abituato a parlare dei magistrati, ce ne sono alcuni che hanno fatto un pezzo dell’antimafia, altri hanno un’idiosincrasia nei confronti di pezzi del sistema politico».
Tornando al business del gas. Lei, dunque, esclude di aver mai avuto un interesse economico personale?
«Nella vita faccio politica, l’ho sempre fatta. Non ho avuto alcun rapporto, né diretto né indiretto, con imprese che si occupano di gas, e sfido chiunque a dimostrare il contrario. Non rivesto il ruolo di socio palese men che meno di socio occulto di aziende di gas. I miei conti correnti sono a disposizione dell’autorità giudiziaria, come peraltro li misi personalmente a disposizione dei giudici anche ai tempi di Tangentopoli (per inciso sono l’unico segretario del pentapartito ad essere incensurato)».
Nell’inchiesta si cita un certo Gianni Lapis, tributarista, a cui Ciancimino (padre) avrebbe affidato la gestione del suo patrimonio. Lo conosce?
«Certo che lo conosco. È un mio collega di università, insegnava diritto tributario, io scienza delle finanze. È stato per lunghi anni mio amico personale. Con lui ho avuto poi un rapporto meramente professionale perché è quello che ha tenuto la mia dichiarazione delle imposte. Se fosse vero che io ho avuto rapporti extra, sarebbe gravissimo. Però determinati rapporti “extra” vanno provati. E qui non c’è lo straccio di una prova. Veleni, è cominciata la stagione dei veleni...».