Innamorarsi di una tesi peccato mortale per i pm

Nel giallo di Garlasco dovevano essere investigati senza pregiudizi e innamoramenti della tesi i tre scenari possibili e logici, invece gli inquirenti si sono concentrati su Alberto Stasi, intenti a cercare gli elementi contro perché «solo lui poteva essere», per le «troppe contraddizioni» e il «comportamento strano». Ora c'è il rischio concreto che ci si trovi di fronte a un’altra Cogne.
Tre scenari da approfondire
I tre scenari che ho suggerito di sviscerare sotto ogni risvolto sono (1) assassino con cui Chiara Poggi era in confidenza, amicizia e frequentazione; quindi, una persona accolta dalla vittima senza sospetti, che ha perso il controllo causa uno scontro verbale, è entrata in obnubilamento mentale e ha cominciato a colpire per poi recuperare il controllo e attivarsi per depistare le indagini; in questo scenario l’assassino può essere maschio o femmina; (2) una persona che si è introdotta in casa Poggi con altri scopi (furto, interesse sessuale, erotomania, stalker, serial killer) e che di fronte alla reazione negativa di Chiara è entrato nel vortice omicida; in questo scenario trattasi di soggetto maschio; (3) una persona che fa parte della vita della vittima in un'area attualmente ignota agli inquirenti, un soggetto che, vistosi respinto, umiliato o deriso, ha perso l'autocontrollo; lo scenario prevede un assassino di sesso maschile.
La prova assoluta è solo una congettura
Gli inquirenti, nonostante abbiano dichiarato che non si doveva parlare di teorie e teoremi, ma che ci volevano le prove, hanno presentato una prova ritenuta «prova totalizzante, assorbente, definitiva e regina» tale da incastrare l'indagato; invece, la famosa macchia di sangue appare essere non di sangue, non di Chiara, oppure, non collegabile all'omicidio. Quindi un’opinione, un’ipotesi. La conclusione non può essere che amara: è singolare e avvilente che si metta in galera un cittadino usando una congettura confutata e confutabile!
Per delitti «speciali» un metodo speciale
Purtroppo in Italia quando gli inquirenti si trovano di fronte a un omicidio del tipo senza movente apparente, se non c'è il pentito di turno, se l'assassino non lascia una concreta e leggibile traccia di sé del tipo dattiloscopico, biologico, documentale o informatico (computer, tabulati telefonici) o testimoniale (deve essere stato notato e riconosciuto da qualcuno), il delitto diventa irrisolto. Perché accade questo? A mio avviso per carenza di metodo, fantasia e creatività, perché non esistono ancora in Italia l'amalgama e il coordinamento globale delle indagini tradizionali, delle indagini scientifiche, delle indagini criminologiche, dell'intelligence investigativo e delle banche dati. Difatti, che senso ha «puntare» solo una persona e tralasciare le altre? E accanirsi solo su una pista e fare raffreddare le altre?
Gli inquirenti non hanno il diritto di sbagliare
Non dimentichiamo che chi indaga lo fa per conto nostro, con i nostri soldi, con la nostra delega «morale, ideologica e fiduciaria», col potere che noi gli abbiamo assegnato. Gli inquirenti indagano «in nome e per conto del Popolo italiano», quindi, hanno il diritto-dovere del potere invasivo (possono intercettare comunicazioni, interferire nei segreti delle persone, sconvolgere la vita e il futuro di cittadini, privare un individuo della libertà), ma non hanno il diritto di sbagliare, proprio perché sono su un gradino superiore al nostro e più vicino a Dio… però, se cadono, si fanno più male proprio perché cadono dall’alto. E non hanno il diritto di lamentarsene.
* Criminologo (www.detcrime.com)