"Innegabile la questione morale a sinistra"

Berlusconi in visita a Pescara torna sui guai del Pd: "È la
dimostrazione che non hanno il monopolio dell’etica". E sulla protesta
del sindaco di Firenze Domenici: "Si è incatenato per le falsità? Io
avrei dovuto farlo tutti i giorni&quot;.<a href="/a.pic1?ID=312380" target="_blank"><strong> Gianni De Michelis: &quot;Nessuna sorpresa, anche in Tangentopoli il Pci non era pulito&quot;
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nostro inviato a Pescara
Tre, due, uno, via... È un attimo. Silvio Berlusconi spiazza tutti e inizia a correre. Attraversa da una parte all’altra Corso Umberto, s’infila sotto i portici e scatta veloce. Senza preavviso, sotto gli sguardi sorpresi dei pescaresi, in giro per il centro in un pomeriggio pre-natalizio. Ma anche sotto gli occhi un po’ preoccupati degli uomini di scorta che lo seguono. Cento, duecento metri, poi si ferma. Sarà un caso, ma proprio davanti al comitato elettorale dell’avversario di turno, il dipietrista Carlo Costantini. Al traguardo, si fa per dire, flash, applausi e strette di mani.
Il Cavaliere si presenta in completo scuro e maglietta a Piazza Salotto, e per oltre un’ora un’onda umana lo accompagna. Tanto che a un certo punto, forse per non deludere nessuno, forse per farsi meglio immortalare da cameramen e fotografi, sale sopra una piccola scaletta pieghevole. Baci, saluti...
Ma al di là della nota di colore, seguito a vista dal candidato del Pdl alla presidenza della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, ragione principale di questo improvvisato shopping elettorale, il premier assesta pure un paio di stoccate alla sinistra. Pone al centro del contendere la questione morale, esplosa dall’altra parte della barricata, anche se non vuole sentir parlare di una nuova Tangentopoli: «Non amo questo nome e spero non sarà così». Poi però prende la mira: «Certamente nella sinistra sbagliano quando pretendono di avere l’esclusiva dell’etica, che non hanno e non hanno mai avuto». Non solo. «È innegabile – aggiunge – che ci sia nella sinistra, nel Pd, una questione morale».
Il tour prosegue, tra vecchi e nuovo slogan, tra un «Silvio di qua» e un «Silvio di là». Poi un cronista gli chiede di commentare la protesta del sindaco di Firenze Domenici, incatenatosi dinanzi la sede del Gruppo l’Espresso. Reo, secondo il presidente dell’Anci, di aver raccontato con alcune «ricostruzioni superficiali» i recenti fatti giudiziari che hanno coinvolto anche un rappresentante della sua giunta. «Ma davvero si è incatenato?», chiede il Cavaliere. A risposta affermativa, lì per lì sembra non crederci. Poi afferma: «Cosa volete che vi dica... E allora io, chissà per quanto tempo mi sarei dovuto incatenare...». Anzi, «avrei dovuto farlo tutti i giorni».
Inevitabile, se si tiene un comizio itinerante tra una vetrina di negozi e l’altra, non tornare sulla crisi economica. «Il governo ha fatto tutto ciò che era possibile», ricorda il presidente del Consiglio: «Ora gli italiani non si facciano prendere dal panico, dal timore per il futuro». Ognuno, rimarca, «faccia le feste e i regali come l’anno scorso». Certo, c’è pure chi vorrebbe ma non può. Per tutti gli altri, ecco il messaggio: «L’estensione della crisi sta nelle nostre mani». Poi dice la sua anche sul boom di giochi a premi e Superenalotto. Chi gioca così tanto, nella speranza di una mega-vincita «sbaglia». La ricetta, infatti, è sempre la stessa: «Bisogna consumare». Ma anche «comprare italiano, comprare europeo». Già, ma c’è chi afferma che la crisi stia mettendo a rischio posti di lavoro. «Questa è la canzone che la sinistra divulga ogni giorno», replica. Ecco perché «dobbiamo saper reagire a questa voglia del tanto peggio tanto meglio».
Dopo una breve sosta al bar, si torna a parlare di giustizia. «È auspicabile arrivare ad una riforma in tempi brevi», ribadisce Berlusconi, che glissa quando gli si chiede se la maggioranza andrebbe avanti da sola anche senza l’opposizione. Ma tant’è. Il blitz pescarese si avvia a conclusione. Giusto il tempo di ricordare che, sulla legge elettorale per le Europee, «si è persa una grande occasione». «Si andrà a votare con le preferenze – sottolinea il Cavaliere –. E si rischia che i candidati chiedano voti in cambio di soldi». Insomma, è il ragionamento, sarebbe stato meglio avere le liste bloccate.
Ci siamo quasi. Breve salto in un negozio che vende coralli e preziosi dove acquista delle perle che donerà per Natale alle parlamentari e «arrivederci». Di nuovo di corsa, ma stavolta in macchina. Non prima, però, del tradizionale saluto dal predellino.