Inno all’integrazione Francia-Africa in due ore e mezzo di chiacchiere

Due ore mezza di discorsi, salvo qualche corsa in motorino, fra gente qualsiasi con problemi qualsiasi: ecco Cous cous di Abdellatif Kechiche, premio della giuria e premio per l'attrice esordiente all'ultima Mostra di Venezia. Qui il film si chiamava La graine et le mulet («La semola e il cefalo»), alludendo rispettivamente al personaggio giovane e a quello vecchio; il distributore italiano, che ha puntato invece sull'«etnico» alimentare, sbaglia volendo sbagliare, infatti il film racconta di un immigrato, già portuale a Sète, che sogna di morire in Francia - dunque non è un nostalgico della Tunisia - dopo aver aperto un ristorante e, soprattutto, dopo aver annoiato tutti con quest'idea. Il film di Kechiche - regista dei sopravvalutati Tutta colpa di Voltaire e La schivata - è un inno all'integrazione, pensato per placar gli animi, non per stuzzicar gli appetiti.

COUS COUS di Abdellatif Kechiche (Francia, 2007), con Habib Boufars, Hafsia Herzl. 156 minuti