Inno alla creatività, quando il disordine è vera eleganza

Il termometro della globalizzazione nella moda ci comunica che la febbre sta salendo e non solo perché i nostri stilisti dirigono le proprie esportazioni verso lidi lontani o perché nei team creativi ci sono spesso tutte le razze del mondo, ma anche perché a Milano crescono le presenze di maison straniere. Per questo la moda usa un linguaggio sempre più decodificabile da parte del pubblico internazionale. Ieri, dopo quattro stagioni di assenza, Rocco Barocco è tornato a sfilare la linea uomo nella nuova sede milanese. Il simpatico stilista partenopeo che vede crescere il proprio business in Cina, Russia e Paesi Arabi e sta concludendo un importante accordo con un partner cinese, si è schierato per una sorta di democrazia del bello. «Un'attitudine che prescinde dalla dittatura del lusso a tutti i costi e consente di indossare sotto una bella giacca, anche una camicia acquistata a un mercatino» diceva ieri prima di mandare in scena alcuni deliziosi capi della collezione kidswear che debutta domani a Pitti Bimbo. Bambini e bambine vestiti come si conviene per essere all'altezza dell'eleganza dei papà. I quali concedendosi un apparente disordine che è cifra della vera eleganza - scarpe di velluto a disegni pied de poule e principe di Galles anche sotto i jeans, cravatte strette e a piccoli pois anche con lo smoking - confermano un gusto squisito nella scelta di bei caban, dei completi slim in tessuti a micro disegni e per la sera degli smoking neri con tanto di fiore di seta all'occhiello. Democrazia e cosmopolitismo sono argomenti vincenti anche per Francesco Martini che disegna la collezione Coveri coniugando lo spirito delle principali metropoli del mondo, il fascino delle sfumature rubate ai led e l'interscambio del guardaroba fra lui e lei. L'uomo ruba una stampa ramage in rosa e nero per cravatte che illuminano il total black di impeccabili abiti dal fit asciutto e le donne catturano per i propri smilzi tailleur i tipici tessuti della drapperia da indossare con tacchi da vertigine. E nell'affascinante intreccio di varie culture s'inserisce anche Ports 1961, un brand cino-canadese - titolari sono Fiona Cibani e Mr. Chang - che per la linea uomo si affida alla creatività di Ian Hylton. Il designer londinese esprime il meglio dello stile contemporaneo, della sartorialità più raffinata e dei materiali più eccelsi coniugandoli con un'idea di lusso sopraffino: cashmere double lavorato a mano per magnifici giacconi, agnello Swakara per il parka, interni di zibellino e maglieria in cashmere tricottata a mano. In quanto a irresistibili meraviglie non è da meno il tedesco Philipp Plein che condisce l'alta qualità delle pelli pregiate in salsa rock'n'roll mostrando giacche in coccodrillo lavorato nabuk e foderato di cashmere, blazer con revers di cocco, ma anche trolley, scarpe stringate e casco da motocicletta sempre di coccodrillo.