Inno d’amore blucerchiato

Caro Lussana, leggo nell’edizione di oggi, stupito e sorpreso, la lettera di tal Marcello 1935 – Ecco perché non rinnovo l’abbonamento (pagina 45 – Sport).
Stupito perché se uno dice di avere i cromosomi sampdoriani poco gli importa del nome di chi veste la gloriosa maglia blucerchiata. L’essere sampdoriano per placenta materna vuol dire seguire – sempre e comunque – l’Unione Calcio Sampdoria. Sorpreso perché non mi sembra che con gli Olivera, Accardi, Maggio, Pieri, Terlizzi, Bonanni, Delvecchio, Franceschini, Parola e Quagliarella (giusto per citarne qualcuno) la Sampdoria 2006/2007 si sia indebolita. Anzi.
Ma se il tal Marcello 1935 è uno di questi sostenitori – tiepidi - che se va tutto bene è il primo a festeggiare e se si dovesse pareggiare o addirittura perdere allora fischia e contesta, bene ha fatto a non rinnovare l’abbonamento. Almeno ha lasciato il posto – spero – a chi la Samp la incita, sempre e comunque.
È vero che quella passata è stata una stagione sfortunata ed infame per la Sampdoria. Ma è vero anche che l’attaccamento ai colori dimostrato dai tifosi sampdoriani, soprattutto nell’ultimo scorcio di campionato, è stato semplicemente straordinario.
Se è vero che chi governa il Paese si giudica sui 5 anni, questo vale anche nello sport. E ripenso al recente passato. Nel 2002 arriva Walter Novellino, vero e proprio specialista in promozioni dalla A alla B, e al primo tentativo ci riporta nel Campionato che ci compete. L’anno successivo la qualificazione Uefa è sfiorata di un nonnulla. Appuntamento rimandato di soli dodici mesi: al termine della stagione 2004/2005 la Sampdoria coglie un bellissimo quinto posto e torna a rappresentare Genova in Europa, in coppa Uefa, dopo 9 anni. L’Udinese, quarta e qualificata per i preliminari di Champions League, dista appena un punto in classifica. E la stagione passata, ripeto sfortuna ed infame, ci ha visto concludere il torneo al quindicesimo posto, privi però di una punta di ruolo. Un punto di partenza da cui ripartire con orgoglio e voglia di riscatto.
La bilancia pende sulle soddisfazioni e sulle positività. Non bastano forse questi ottimi risultati a far correre un vero tifoso a rinnovare l’abbonamento?
L’orgoglio blucerchiato è sempre stato il collante di questa tifoseria straordinaria, matura ed intelligente, nelle gare casalinghe come in quelle in trasferta. Ha ragione chi ha scritto, nel finale dello scorso campionato, che c'è un tempo per ridere, c'è un tempo per piangere, ora è il tempo per tifare, ora è il tempo per urlare il nostro amore.
Ma ricordate con quale tifo la Sampdoria ha giocato le partite dell’ultima stagione? Uno stadio fasciato di blucerchiato, striscioni che cingevano la nostra gradinata (Gradinata Sud fino alla vittoria) e le storiche biglietterie di via del Piano (… Cantiamo perché siam Doriani…). Un clima di festa e di entusiasmo, con i nostri magnifici bandieroni degli Ultras Tito, dei Fedelissimi, degli Hell’s Angels, della Riviera Blucerchiata a sventolare ininterrottamente nella Sud, nella gradinata di fronte (bravi, ragazze e ragazzi degli Hawks e di Borgo Incrociati per le coreografie realizzate ogni domenica sampdoriana) ma anche nei Distinti e in Tribuna.
Atti di fede e di amore dei tifosi sampdoriani verso i nostri gloriosi colori. Atti di fede e di amore di chi si è stretti all’Amata in uno dei momenti più difficili di quel maledetto Campionato.
Ricorda? Avevo già avuto modo di evidenziarlo in un altro contributo pubblicato da Il Giornale. Si diventa sampdoriani perché si sceglie ad occhi aperti, cuore e cervello, e l’amore sboccia piano piano, come un fatto naturale. La Sampdoria è una bella donna, con qualche difetto forse, ma sulla quale si può sempre contare, che fa bella figura in società: è un amore tenace perché non è passione irrazionale, cupa, sanguigna, accecante. Tifosi realisti, che non hanno avuto remore a esternare la loro rabbia e delusione ai giocatori per l’opaca e insoddisfacente prestazione di fine Campionato. E che sanno che, quest’anno, è proprio il momento di stringersi ancora più forte e compatti al nostro amato blubiancorossonero. Perché è proprio quando non tutto è andato bene che bisogna dimostrare di amare veramente.
Già: è questo è il Sampdoriano. Con buona pace di quanto ha scritto ieri Marcello 1935
Avanti, Sampdoria!