Innocenzi «inciampa» su Italease e abbandona il Banco Popolare

Colpo di ghigliottina al vertice del Banco Popolare: Fabio Innocenzi ha ceduto la poltrona di amministratore delegato a Pier Francesco Saviotti, il banchiere per anni al vertice di Comit e Banca Intesa e fino ieri uomo di punta di Merrill Lynch per l’ Europa.
L’addio di Innocenzi, il primo top banker nel mondo creditizio italiano a pagare con la propria testa le conseguenze della crisi finanziaria internazionale, è stato consumato ieri durante una doppia riunione straordinaria del consiglio di gestione e di quello di sorveglianza del Banco Popolare, la super-cooperativa presieduta da Carlo Fratta Pasini nata dall’acquisto da parte del Bpvn della Popolare Italiana quando il sogno di Gianpiero Fiorani era oramai tramontato.
L’istituto ha riservato un «caldo e commosso ringraziamento» a Innocenzi per l’opera prestata nella costruzione del Banco ma in realtà era tempo che si rincorrevano voci che a Verona fosse giunto il momento della resa dei conti. Troppo forte per resistere ancora al vertice del Banco, la «passione» della controllata Italease (30%). L’istituto specializzato in leasing che una settimana fa ha visto i tedeschi di Dz Bank cancellare, al momento di porre l’ultima firma, l’asse strategico in cui Verona aveva riposto tutte le proprie speranze. Così come era difficile pensare a un avvicendamento interno visto che, secondo alcune indiscrezioni, a gestire in prima persona le trattative poi fallite con Dz Bank sarebbe stato proprio il direttore generale Massimo Minolfi che siede anche nel consiglio di Italease. Venuta meno la prospettiva di una promozione interna, con una mossa a sorpresa Fratta Pasini ha quindi affidato il Banco alle mani di un banchiere di esperienza come Saviotti (classe 1942): a fine settembre l’istituto stimava un core tier one del 6-6,5% (tra i più bassi del settore) impegnadosi a risalire al 7%.
Davanti al ritiro di Dz Bank i grandi soci di Italease avevano provato a correre ai ripari mettendo a disposizione due miliardi al gruppo ma in Piazza Affari è stata un’agonia per il Banco: la scorsa settimana il titolo ha ceduto il 19,4% in termini di capitalizzazione portando al 68% l’ammanco dall’inizio dell’anno. Dall’esordio in Borsa, avvenuto nel luglio del 2007, quando avevano toccato un massimo di 21,94 euro, i titoli di Verona ha perso l’80% del valore (4,84 euro il minimo di venerdì). Troppo per Innocenzi, che ieri ha così rassegnato le dimissioni «ritenendo concluso» il suo mandato anche se manterrà alcune cariche nelle controllate. L’uscita di Innocenzi, un tempo considerato uno dei banchiere più vicini alla sensibilità degli analisti nel mondo del credito cooperativo, costituisce il secondo «ribaltone» nel mondo delle grandi popolari italiane dopo il passo indietro di Giampiero Auletta Armenise da Ubi Banca. Un addio, quest’ultimo, ufficialmente motivato con ragioni familiari ma spiegato da alcuni dirigenti del gruppo bresciano con il tentativo di Auletta di ritoccare il piano industriale imprimendo un’ulteriore stretta ai costi, «invisa» alle banche reti di Ubi. Possibile poi che Auletta avesse tentato una fuga in solitaria alla ricerca di un asse col Banco Popolare. Ubi Banca, che è una delle banche più solide del nostro sistema creditizio, ha più volte smentito la possibilità di un matrimonio ma l’arrivo di Saviotti, che non è certo un uomo da gestione ordinaria, potrebbe cambiare le carte in tavola, creando una mega-popolare da oltre 4mila sportelli.
Saviotti era stato chiamato anche a gestire il salvataggio della Carlo Tassara di Romain Zaleski ma ora, con ogni probabilità, non potrà più occuparsene.