Inossidabile fallito di successo È tornato Veltroni: il Pd trema

Roma«In tutte le storie, i libri, i film, arriva la parola fine e siamo ai titoli di coda....», dice a Repubblica del governo di centrodestra. I suoi, di titoli di coda, peraltro annunciati a più riprese e con grancassa, non arrivano invece mai. «Vado in Africa» aveva comunicato Walter Veltroni come obiettivo della sua vita dopo aver governato il Campidoglio per un paio di mandati e fallito piuttosto ingloriosamente l’ascesa al soglio di Palazzo Chigi.
Nel continente nero non l’hanno visto, e già in parecchi a sinistra ironizzano sul mancato trasferimento. Tale Francesco Apostoli, sul blog di Piero Ricca (uno dei più decisi contestatori di Silvio Berlusconi) spiega compunto: «Non l’hanno fatto entrare. Alla dogana di Ouagadougou devono avergli detto: “Signor Veltroni… abbiamo già troppi problemi, la prego di tornarsene casa, suvvia non ci si metta pure lei”».
Magari non sarà andata proprio così, ma è un fatto che da qualche tempo ha ripreso fiato e spazio su Corriere della Sera e Repubblica che con tutta evidenza hanno deciso di riaprirgli un nuovo conto in bianco. E da lì dispensa suggerimenti e consigli per la politica italiana che voleva abbandonare definitivamente. Tanto che qualcuno comincia a chiedersi se non possa valere anche per lui quell’appellativo coniato da Indro Montanelli per il povero Amintore Fanfani che, messo alla gogna in più occasioni dalla sua Dc - senza per questo annunciare cambi di residenza africani -, poi rispuntava a sorpresa alla guida del partito o del Paese: “il rieccolo”.
E rieccolo allora Walter col suo carico di simpatica dialettica piaciona, un mazzo di figurine Panini in tasca, i suggerimenti inviati ora a Bersani ora al Pd tutto, qualche frecciatina per il sodale e nemico D’Alema, le passioni per gli Stati Uniti e per il sistema di voto francese a doppio turno. Non lo scalzi, non lo butti giù dal piedistallo. Infrangibile, immarcescibile. Solo che da sinistra piovono rampogne e lapidari consigli a farsi definitivamente da parte. Quando ad agosto trovò spazio sul giornale di De Bortoli per pubblicare la sua «lettera agli italiani» ci fu chi si sdegnò col direttore del Corriere. «Almeno - ha scritto tal Francesco M. nell’occasione - avrebbe dovuto aggiungere due righette di commento del tipo: “Mi arrendo, pubblico la sua lettera, la consideri una punizione”, come scrisse Montanelli a un lettore che insisteva perché venisse pubblicata una sua lettera sgangherata». E invece, nulla.
Anzi, un crescendo rossiniano di interventi testimoniato da dieci, cento, mille dichiarazioni riprese dai due quotidiani succitati e da sodali giornalisti Rai: sul futuro del Pd, sull’immigrazione, sulla difesa dei cristiani in Irak, sul modello Ciampi da ripristinare una volta che Berlusconi si sarà fatto da parte.
Sarà un caso: torna l’autunno e con esso la pioggia, si rafforza il rischio elettorale e puntuale torna anche Veltroni, uccello migratore all’incontrario. Quelli che soggiornavano nelle nostre oasi volano in Africa, lui invece sceglie la rotta opposta e, a mo’ di cuculo, trova nidi di cui cerca di impadronirsi ritenendo evidentemente i proprietari inadatti al ruolo di mallevadore della politica italiana. Che poi mica è detto che si limiti a fare il suggeritore. Hai visto mai che a sinistra riprenda la gran rissa tra Bersani, Vendola e Di Pietro sul gruppo unico, la leadership, i rapporti con Casini e Fini e quant’altro. E allora chi mai se non il perennemente ecumenico Veltroni - uno che riusciva a mettere insieme la sua fede juventina con il culto giallorosso di Totti che è come amalgamare l’acqua santa con l’arsenico - potrebbe proporsi di fare il miracolo?
Ma... e l’Africa? Un vecchio miraggio andato a male. Oppure potrebbe sempre sostenere che Berlusconi e Gheddafi gli hanno impedito il viaggio.