GLI INOSSIDABILI MICHELE MIRABELLA

Michele Mirabella, lei ha l’elisir degli inossidabili.
«Con Elisir iniziamo il quattordicesimo anno. Non conto più le recite, come a teatro, ma credo siamo oltre le 350».
Cominciò con un esperimento di 13 puntate.
«Sì, che diventarono 33 il primo anno. Capimmo subito che era un successo. Avevamo intercettato un bisogno del pubblico. Siamo sempre sulla media del 9 per cento».
Ci sono organi che fanno più share di altri?
«Seni e culi. A parte gli scherzi, i disturbi della modernità: reumatismi, mal di schiena, colite».
Lei è filosofo e classicista ma ormai pure mezzo medico.
«Ma infatti vanno a braccetto, tutti i filosofi si sono occupati del corpo, prima della metafisica. Pensi ai presocratici, ma anche a Platone».
Lei cominciò in radio.
«Sì, ma prima ancora in teatro, che è la mia prima passione. Anche ora lo pratico. Farò a breve una regia al teatro lirico di Cagliari».
Che opera?
«L’Elisir d’amore».
Una fissazione.
«Nooo, è un caso».
E la radio?
«Ci arrivai per una occasione fatale. Un concorso per annunciatori dove non avevo fatto domanda io, ma mia mamma, a mia insaputa».
Dove?
«Sede Rai di Bari, ma mia madre non lo sapeva. Nell’annuncio c’era scritto solo: “Società di importanza nazionale cerca laureato, cultura superiore provvisto di ottima dizione conoscenza lingue”».
Il profilo suo.
«Ero io. Ci andai perché mi pagavano il viaggio. Scoprii dopo che era la Rai. Eravamo 131 candidati. Vinsi ma lasciai il posto a un altro ragazzo, perché già io avevo un piccolo posto a Roma, sempre in Rai, come aiuto regista. Siccome allora la Rai era madre e non matrigna, poi mi offrì dei contratti a termine.
Altri tempi.
«Altre persone».
Ora è matrigna?
«È madre adottiva. A quei tempi era abitata da gente che stava lì per avere idee e realizzarle. Ora mamma Rai è diventata mamma appalti».
Ma la Rai fa servizio pubblico?
«Sì, in gran parte. Anche l’intrattenimento ben fatto come Ballando con le stelle è servizio pubblico. La Rai non deve fare Amici».
Fa X-Factor.
«E quello non è servizio pubblico. Dobbiamo inseguire il meglio. Invece si scodinzola dietro quelli che vogliono il peggio. La democrazia deve mettere la tv sotto controllo».
Addirittura, professore.
«Non poliziesco, un controllo sulla funzione che deve avere la tv in un Paese civile».
Il ministro Bondi dice: facciamo una rete Rai senza pubblicità.
«Lo diciamo da quando è nata la seconda rete! Ma la pubblicità è una risorsa, non va demonizzata».
Chi si augura come nuovo presidente Rai?
«Mi auguro qualcuno in armonia con la scelta di Zavoli, una persona di cultura che conosce tv e radio. Ma anche nell’indicazione del Cda la stessa sinistra ha operato in modo discutibilissimo».
Perché?
«Hanno tolto Rognoni, che conosceva benissimo il mezzo. Si ricomincia sempre da capo! Si giura che i partiti usciranno dalla Rai, poi appena è finita l’eco di queste parole si ricomincia. E non se po’!».
Torniamo indietro. In Rai quando comincia da autore e conduttore?
«Con La luna nel pozzo in radio, poi satira per quasi 15 anni sempre in radio».
E la tv?
«Ci arrivo nel 1987 con Angelo Guglielmi che mi propone di andare in onda in radio e tv contemporaneamente, con Tra Scilla e Cariddi. Ma l’allora direttore della radio, non capendo una sega, non volle farlo. E invece fu una sciocchezza. Perché dopo lo fece Fiorello e il successo lo conosciamo.
Poi?
«Locatelli e Saccà mi proposero di passare a RaiDue dove allestii le mie prime cose. Poi con Arbore facemmo l’indimenticabile Aspettando Sanremo, un processo al Festival, che fece più ascolto di Sanremo».
Chi lo conduceva Sanremo?
«Ah non lo ricorda nessuno. Poi la Carrà mi chiamò a fare l’autore per lei, e via così».
Ora che vorrebbe fare?
«Un talk show su una cosa che mi sta molto a cuore, l’economia. Un elisir sull’economia. Ci sto lavoricchiando».
(5.Continua)