Gli inquilini Aler pagano per il portiere che è morto

Dai piani alti del palazzone si vede lo stadio Meazza. E se lanci gli occhi un po’ più in là, pure uno scorcio del campo. Eppure, a poche centinaia di metri da quel manto verde dove Kakà e Ibrahimovic portano in paradiso i propri tifosi, c’è l’inferno. È in via Tracia, al numero 7, in uno stabile dell’Aler. L’ecuadoregno Jimmy Coronel paga 670 euro ogni mese per viverci.
I soldi se li intasca la vecchia proprietaria di casa, che ha comprato l’appartamento dall’Aler. E dentro quella somma che grida vergogna (per 40 metri quadri in quel contesto), è compreso il servizio di portineria. Peccato però che Luca, il vecchio custode, fosse malato da tempo (e quindi non poteva lavorare) e poi sia morto lo scorso 24 marzo. E che non sia mai stato sostituito. «Abbiamo organizzato una raccolta di firme tra i condomini per avere un portiere. Un’inquilina ha pure fatto una denuncia per questa ingiustizia e io stesso sono andato alla sede dell’Aler in viale Romagna per chiedere una spiegazione», racconta Jimmy.
Il racconto della realtà di via Tracia 7 è spaventoso. La vicenda del portiere fantasma è solo la ciliegina su di una torta che per i residenti è già fin troppo marcia da inghiottire. Si comincia dalla cantina. Tanti bimbi si immaginano che nel buio ci sia il «Bao Bao» pronto a fargli del male. Ovunque sono semplici fantasie di menti infantili. Non qui. Qui il «Bao Bao» c’è davvero: sono i quattro, cinque nordafricani abusivi. Hanno occupato i cupi sotterranei facendone la loro tana, come fossero topi. Dormono in lettini piazzati in uno scantinato trasformato in camera da letto. Si lavano nella vecchia lavanderia diroccata, ma i loro «bisogni» li fanno in un’altra stanza, dopo aver sradicato la lastra di cemento che copriva la fogna. «La puzza è nauseante, insopportabile», dice Jimmy.
Lui è uno dei pochi inquilini che non ha paura ad avventurarsi di sotto. Il «Bao Bao» non lo terrorizza, nonostante altri condomini siano stati minacciati con un coltello quando si sono avvicinati. «Ho cercato di convincerli ad andare via. Non c’è stato verso. Chissà cosa fanno lì, poi. Spesso ricevono la visita di altre persone. Sempre diverse. E ammassano oggetti, bici rubate. Sfondano le porte delle nostre cantine e ci nascondono di tutto. È uno schifo». Ma se le cantine fanno paura, fuori non si sta più tranquilli. Il cortile è diventato un supermarket della droga a cielo aperto. «Di notte qui spacciano. Soprattutto davanti alla portineria ormai vuota. Il giro è gestito da italiani del sud e alcuni vivono proprio tra questi palazzi. Ma il via vai di gente esterna è continuo. Anche alle tre, quattro di mattina. Pensare che questa è una via privata», racconta Jimmy. E la polizia non fa nulla? «Qualche volta è venuta. Fa alcune domande, prende nomi e cognomi. Poi se ne va. E qui resta tutto com’è. Come per le cantine: hanno sgomberato, ma quelli sono tornati». Neanche chiusi in casa si sta tranquilli. I furti nei piani bassi sono quotidiani. «Entrano dalle finestre usando il “diamante”, soprattutto in appartamenti abitati da anziani. E portano via tutto quello che trovano». Perché non denunciarli? «La gente ha paura. Tempo fa un condomino marocchino è stato pestato a sangue nella via da quattro uomini. È morto in ambulanza mentre lo portavano in ospedale. Tutti hanno visto, nessuno ha mosso un dito». La paura è nell’aria. Normale quando di notte senti l’eco degli spari nelle strade attorno.
Jimmy è arrivato in via Tracia cinque anni fa. In subaffitto, senza nemmeno saperlo. Raggirato da chi millantava di essere la proprietaria e invece era solo in affitto. «Insieme a tre connazionali pagavo 900 euro al mese a questa signora. Più i tremila euro di caparra iniziali. E solo dopo qualche mese ho scoperto che mi stava truffando: lei di affitto alla padrona non pagava nemmeno la metà di quello che versavo io», dice l’ecuadoregno stringendo forte i pugni dalla rabbia. Quei soldi non li ha più riavuti indietro. Quando la legittima proprietaria è venuta a conoscenza della cosa, Jimmy è rimasto in affitto per 670 euro al mese. Ma l’ex inquilina non gli ha ridato un centesimo. Era solo la prima di una lunga serie di beffe. L’ultima, quella del portiere fantasma. «L’Italia per me era un sogno. Ora è diventata un incubo. In Ecuador certe cose non le avevo mai viste», il commento sconsolato.