Insegnante italiana pugnalata a morte nel centro di Pechino

Originaria di Vicenza, 29 anni, si trovava nella capitale cinese per un soggiorno di studio

Marino Smiderle

da Vicenza

Chaoyang Park è un'oasi del divertimento a Pechino, dove la sera si può passare qualche ora di svago bevendo un bicchiere e magari ascoltando un concerto. Paola Sandri, 29 anni, insegnante vicentina, a Chaoyang Park ha incrociato la morte. Una morte atroce, violenta, causata da un assassino che, al momento, sembra senza movente, ma che si è scagliato sulla giovane con inaudita ferocia. L'ha uccisa a coltellate, almeno tre, secondo i medici dell'ospedale di Chaoyang dove è stata portata l'altra notte, dopo che alcuni passanti l'avevano rinvenuta agonizzante. Un colpo sotto l'ascella, forse quello mortale, che le ha leso l'arteria, un colpo al petto, un altro allo stomaco. Una modalità così brutale che non trova alcuna spiegazione. L'ambasciata italiana a Pechino si limita a confermare la notizia, aspettando eventuali altri dettagli dalla polizia locale che ha aperto un'inchiesta senza però offrire un quadro chiaro di quel che è successo. Dire che è un giallo è dire poco. Paola Sandri, come ha rivelato lo zio materno, Franco Ferrero, era una giovane solare, innamorata del proprio lavoro e molto stimata negli ambienti accademici dove aveva cominciato a insegnare. Originaria di Creazzo, un paesone alle porte di Vicenza, si era trasferita all'Università di Lione dopo essersi laureata in Lingue Orientali a Venezia. Insegnava il cinese e per questo si recava spesso a Pechino, dove frequentava corsi di aggiornamento. Era arrivata nella capitale cinese un mese fa per frequentare un dottorato di ricerca. Per lei la Cina, e Pechino in particolare, non erano oggetti misteriosi. Si sa che chi arriva in Cina senza conoscere la lingua e le usanze locali fa una fatica tremenda anche solo a prendere un taxi. Paola no, lei conosceva bene questa realtà, si sapeva destreggiare senza problemi, sapeva in quali posti andare e in quali no. Il distretto di Chaoyang, nella zona orientale della capitale, è una moderna area commerciale e residenziale, non certo un ricettacolo di bande criminali. Paola pensava di passare qualche ora da quelle parti senza alcun timore. Non aveva motivo di avere timori. Ecco perché questo feroce assassinio lascia aperte, al momento, tutte le ipotesi. La più grottesca delle contraddizioni, quella dell'arricchimento folle e disuguale nel tempio del comunismo, sta creando grossi contraccolpi sociali e il numero delle rapine sta aumentando sempre di più. Può darsi che Paola Sandri sia finita nel mirino di un criminale solitario in cerca di qualche bigliettone. Ma come si giustificano, in questo caso, la ferocia delle coltellate e l'omicidio stesso? Luigi e Maria Cristina Sandri, i genitori di Paola, probabilmente partiranno per Pechino oggi stesso alla ricerca di quelle risposte che, al momento, nessuno è in grado di dare. Di sicuro, purtroppo, c'è solo la morte violenta di questa insegnante che era agli antipodi della violenza. Una giovane che amava il suo lavoro e, soprattutto, era rimasta catturata dal fascino misterioso di una cultura, quella cinese, che conosceva profondamente. I genitori, distrutti dal dolore, ieri non hanno voluto dire niente sulla figlia. Lo zio materno si è limitato a elencare le poche, frammentarie, notizie che arrivavano da Pechino. Probabilmente Paola Sandri, nel suo soggiorno a Pechino, risiedeva in un appartamento messo a disposizione dall'università, nella logica dello scambio interculturale. Da lì, forse, si potrà cercare di ricostruire gli ultimi momenti di vita della giovane insegnante, magari per riuscire a capire se la mano che ha sferrato quelle tremende coltellate non sia magari di una persona conosciuta. Anche se chi conosceva Paola Sandri ben difficilmente avrebbe pensato di ucciderla a coltellate e lasciarla annegare in un lago di sangue al parco di Chaoyang, a Pechino.