Insegno: «La mia voce l’ha voluta Cohen È un pazzo col botto»

da Roma

«Jagshemash! Collega giornalistico di grande e potente Paese di Italia, tu volere vedere mio film in tua lingua?», recita l'invito all'anteprima stampa di Borat. E già ti sembra di sentire la voce di Pino Insegno, ingaggiato per doppiare l'impagabile, scostumato, oltraggioso, geniale o imbecille (scegliete voi) giornalista tv kazako inventato da Sacha Baron Cohen. È stato proprio il comico inglese, in odore di Oscar grazie ai 250 milioni di dollari totalizzati in tutto il mondo dal suo filmetto girato in economia, a scegliere il collega italiano. Tramite provino inviato a Londra. «Cercavano un voce uguale. In gergo si chiama “match voice”. In verità, avevo già doppiato Cohen nei panni del rapper Ali G, in un film che non incassò granché. Deve essersi ricordato di me. Mi sono detto: perché no, proviamoci», rivela Insegno. Alle prese con il debutto del suo nuovo spettacolo, Vieni avanti cretino!, omaggio al mondo dell'avanspettacolo (da martedì in scena al romano Teatro Vittoria), l'attore confessa di essersi fatto qualche scrupolo in cabina di doppiaggio. Alcune situazioni erano difficili da digerire, pur nell'adattamento curato da Tonino Accolla. «Non sono un bigotto. Ma la scena con Borat e il ciccione nudo che si ritrovano incastrati in posizioni imbarazzanti mi ha un po' turbato», sorride.
Dal suo villaggio in mezzo alle montagne Borat si ritrova nel fulgore della Grande Mela per un reportage sull'american way of life. Essendo cresciuto secondo la gerarchia «Dio, uomo, cavallo, cane, donna, topo», detesta specialmente ebrei, zingari e gay, è pacificamente dedito allo stupro, ritiene che le femmine abbiano un cervello da scoiattolo e che a 18 anni le mogli siano già vecchie. Quindi si sciacqua nel water, si masturba davanti alla vetrina di Victoria's Secret, a un rodeo riscrive le parole dell'inno americano augurandosi che «Bush possa bere il sangue di ogni donna, uomo o bambino dell'Irak», a chi gli chiede perché non prende l'aereo risponde: «Non volo, nel caso gli ebrei ripetano l'attacco dell'11 Settembre».
Scemenza o capolavoro che sia, Borat è diventato un caso, non solo commerciale. E da qui è partito Insegno. «Bisognava non farne un cretino, perché se sbagli la caratterizzazione poi la gente ti sputa in faccia. Borat - il personaggio e il suo autore - ride delle sciocchezze che si commettono in nome del politicamente corretto. Mi è servito, per la cadenza, conoscere un po’ il russo. Ma non è stato facile: ci sono voluti dieci giorni di doppiaggio, per nove ore al giorno». Un'enormità per uno del mestiere come lui, abituato a prestare la voce al Viggo Mortensen del Signore degli Anelli o al Matt Dillon di Crash. «Sì, ma con divi così è più semplice. Borat è misogino, oltraggioso, impossibile. Con quei baffi, quelle scarpe di pelle intrecciata, quel sospensorio verde pisello, con bretellone, a forma di tanga. Ogni tanto mi chiedevo se non fosse il caso di ammorbidire qualcosa, specie quando si parla di ebrei e zingari. La Fox è stata inflessibile. Cohen è un Chiambretti moltiplicato per mille, mi ricorda Piero quando si conciava da postino e metteva tutti alla berlina».
Insegno, invece, confessa di essere più buono. «Dica pure buonista. Nei miei sketch non manco mai di rispetto. Però, passando tante ore accanto a Borat, ho imparato ad apprezzare la sua satira. Lo preferisco al Michael Moore di Fahrenheit 9/11. Lo vedo un po’ come un mafioso siciliano, baffuto, con tutti gli stereotipi a posto, che attraversa l'America e ne rivela l'ipocrisia. Offende tutti, senza volerlo, alla fine si ritrova solo, accudito solo da una puttana, cicciona e nera. In fondo è un romantico». Certo non deve essere stato facile volgere in italiano, sia pure finto-kazako, alcuni tormentoni. «Kiss kiss l'abbiamo tradotto baciuzz, altri modi di dire li abbiamo conservati: tipo Jagshemash o Chenquieh». Intanto alla Fox stanno potenziando la campagna di lancio, in ritardo sul resto del mondo. Ieri sera, all'Auditorium romano, l'anteprima per vip con Insegno. Poi pubblicità a tappeto. L'ambizione è di ripetere il miracolo americano. Per questo Borat uscirà venerdì 2 in 400 copie. Un’enormità.