Inseguendo l’onda ho perso internet. Ed ero felice

Nonostante l’altro giorno, per inviare un articolo al Giornale, abbia raggiunto il momento tecnologicamente più basso della mia esistenza, sono un uomo felice. E lo sono nonostante sia stato costretto, pur di captare un minimo segnale di rete, a inerpicarmi su un vecchio leccio in cima alla collina. E lo sono nonostante, pur di prendere quel segnale, avessi con me un cavo usb lungo tre metri a cui applicare la chiavetta internet da lanciare in alto sui rami come si fa con le gomene in porto. Sì, nonostante quest’infilata di tristezze e difficoltà tecniche, sono un uomo felice. Seppiato dentro, come dice un amico, ma felice.
Il momento tecnologicamente più basso è arrivato quando, pur avendo provato di tutto per acchiappare quel fottutissimo segnale di almeno tre tacche sull’antennino nel display del pc, ho assistito impotente alla sconfitta del glorioso acronimo Hsdpa (quello che indica la trasmissione dati ad alta velocità tramite chiavetta internet). È infatti successo che mister Hsdpa – ormai lo chiamo così, c’è confidenza - è stato mestamente costretto a cedere il passo al segnale meno nobile e veloce ma più diffuso di mister Umts. Il quale, un po’ tronfio, mi ha illuso per qualche istante concedendo un paio di tacche, poi ha azzerato tutto ed è scappato via lasciandomi lì con l’articolo ancora da spedire e la posta ancora da scaricare. Il fuggitivo ha passato la patata bollente a mister Edge (trasmissione dati ancora più diffusa e ancora più lenta). Quest’ultimo, un vero codardo, neppure il tempo di regalarmi un paio di tacche sul display e aveva già rifilato l’intero fardello a mister Gprs, estesissimo segnale ma lento come una carrozza a cavalli rispetto a una Ferrari.
A quel punto, per un puro gesto di pietà umana e orgoglio personale, ho messo fine all’agonia ed evitato di umiliare il povero e volenteroso mister Gsm che si profilava all’orizzonte con un paio di tacche sullo schermo. Per cui ho chiuso il computer portatile, sono salito in auto, l’ho messa in moto e sono sceso a valle.
Nonostante tutto sono felice perché vuol dire che senza andare sulla luna, solo a volerlo, possiamo ancora e per davvero isolarci da mister Internet. Soprattutto, sono felice e, massì, anche un filo orgoglioso, perché un’amica mi ha appena detto che sta prendendo moda un nuovo tipo di vacanza vip: ovvero, trascorrere giorni in Relais&Châteaux o altre strutture di lusso dove ti garantiscono che né internet né il trillo del cellulare ti raggiungeranno mai.
Strana cosa: vivere vintage a volte ti porta nel futuro.