Insieme a un passo dalla laurea sogni spezzati di vite parallele

Flaminia e Alessio studiavano sodo, alla coppia mancava poco per finire gli studi. Lei puntava al mondo dello spettacolo, lui aveva nel cuore i colori della Roma di Totti

Ci sono quattro occhi bellissimi che guardano un puntino rosso. Un istante dopo il puntino rosso sparisce e resta una fotografia. E nella fotografia si vedono, di nuovo, quattro occhi bellissimi: orgogliosi e protettivi quelli di Alessio, soavi e decisi quelli di Flaminia. Questa la loro traccia, questo, forse, il loro destino, questo il loro testamento inconsapevole. Un uomo e la sua ragazza. Una donna e il suo ragazzo. Simmetrici come gli occhi, paralleli come le vite che conducevano.
Nella loro Roma, quand’era antica, si contavano a centinaia i luoghi di culto dove il popolo collocava le immagini delle varie divinità. La gente, in tal modo, delimitava un territorio sacro, lo abbracciava, se ne prendeva cura, lo identificava, lo difendeva da tutti e da tutto. Diceva: ecco, qui abita Ercole, qui sta Diana. Oggi l’incrocio fra viale Regina Margherita e via Nomentana è tornato a essere un’aedicula, un sacellum, dedicato alla memoria di due ragazzi. La loro mitologia quotidiana parla di pomeriggi trascorsi a studiare insieme, di serate passate con gli amici insieme, di progetti messi giù insieme, di passioni condivise. Una mitologia moderna, perché sempre un po’ mitologico e fuori tempo appare, agli occhi distratti del mondo, l’amore vero.
Un bel fusto latino, un bel centravanti che avrebbe pagato di tasca propria per giocare un solo minuto nella Maggica e che «le altre», chissà quante volte, avranno desiderato. Una bella figura da modella, una potenziale velina che pensava di entrare stabilmente, non più soltanto come comparsa, nel mondo dello spettacolo e che «gli altri», chissà quante volte, avranno sognato. Ma niente da fare, Alessio e Flaminia, ormai da un po’ si appartenevano, fluttuavano nella stessa aria, in quella specie di bolla che un tempo accoglieva i semidei come oggi accoglie le Storie Importanti.
È lontano il giorno in cui, insieme, fissarono lo sguardo su quel puntino rosso. Ma quella foto resta intatta, anche se ora è stropicciata dal vento, all’incrocio maledetto fra Regina Margherita e Nomentana. La bolla, però, ormai è scoppiata, e nessuna alchimia dello spirito potrà farla tornare. A volte, per far scoppiare le bolle di quel tipo, basta poco, la puntura di uno spillo: un’«altra» o un «altro» che irrompe sulla scena, una litigata... A volte ci si accorge, per futili motivi, che la Storia, in fondo, non era poi così Importante e, allora, semplicemente, le strade si dividono. Si soffre, si piange, magari si va anche in depressione. Però alla fine, in un modo o nell’altro, ci si rialza. E si ricomincia. Ma questa volta è stata l’arma impropria di un criminale a rompere l’incanto, a spegnere quattro occhi bellissimi custoditi in una bolla d’amore.
Niente laurea, che era proprio lì, a un passo, niente partitelle a calcetto, niente shopping con le amiche, niente corse in motorino. Niente di niente. Altre istantanee s’incaricano di documentare il duplice omicidio, perché di questo si tratta: un duplice omicidio. I segni con il gesso sull’asfalto certificano, freddi e burocratici, lo strazio, i foglietti scritti dagli amici vorrebbero scongiurare, come formule salvifiche, l’irreparabile. Ma poi ecco spuntare nuovi colori: un bikini azzurro in occasione di «Miss Muretto», una maglietta bianca durante un pomeriggio al mare...
Il mare. Fra poche settimane quattro occhi bellissimi si sarebbero tuffati in quello di Porto Rotondo, in Sardegna. Ancora e sempre insieme, guardando lontano lo stesso punto all’orizzonte. Ma giovedì scorso un bolide assassino ha distrutto ogni cosa: quanto di bello era già stato e quanto di bello sarebbe certamente nato. Lo dicono quegli occhi orgogliosi e protettivi, soavi e decisi. Lo certificano quegli occhi. E gli occhi, si sa, non tradiscono mai.