Insinna: «Il mio segreto? Sono infaticabile»

Il popolare conduttore riprende «Affari tuoi»: «Sono come un mulo, non mi stanco mai. E sono leale, ho detto no a tutte le proposte»

da Roma

Flavio Insinna uno e due. Davanti alle telecamere esuberante, pirotecnico, irresistibile. Spenti i riflettori modesto, ritroso, pudico. Alla vigilia del gran ritorno con Affari tuoi, da stasera alle 20,30 la prima puntata, (seguita in prime time dall'ultima di Soliti ignoti, speciale con protagonisti i bambini) il trionfatore della scorsa stagione, Personaggio dell'Anno ai Telegatti e Premio Oscar tv, si conferma punta di diamante del palinsesto Rai. E quasi intimidito d'esserlo.
«Molti mi dicono che procedo per sottrazione, che gioco al ribasso. Insomma: che non mi monto la testa. E credo sia vero. Vesto ancora come quando non ero nessuno, e allo stadio ho sempre lo stesso abbonamento: distinti Curva Sud».
Ma cosa c'è dietro tanta, inusuale modestia? Scaramanzia? Buona educazione? O strategia furbastra?
«La mia massima è: volare bassi per schivare i sassi. Regola di famiglia. D'abitudine in casa mia non ci facciamo nessuno sconto; semmai lo facciamo agli altri. Eppoi io mi ripeto sempre: la penicillina l'hanno già scoperta, sulla luna ci sono già andati... tu, in fondo, non fai che dell'intrattenimento».
Dicono sia refrattario anche ai fan, impaurito addirittura dalle ammiratrici...
«Se mi fanno i complimenti m'imbarazzo, non dico che divento rosso ma poco ci manca. Mi riconosco solo la qualità del mulo: sono infaticabile. E mettiamoci anche leale. Per il resto fate voi. Quanto alle ammiratrici, a chi mi chiede “Ma che gli fai, alle donne?“, io rispondo: “La spesa“. E su quelle che impazziscono per una mia foto, commento: “Si vede che le hanno cullate vicino allo spigolo“».
Ma i complimenti non le fanno piacere?
«Quando alcuni dottori mi hanno detto che con Affari tuoi i malati delle corsie d'ospedale dimenticavano per un po' i loro problemi, mi sono sentito felice».
Nei suoi incontri ravvicinati col pubblico come si ritiene? Sornione come Corrado, cattivo come Villaggio, o sfottitorio come Bonolis?
«Privo di limiti. Mi dò tutto, senza risparmio. Qualcuno potrà dire che sudo troppo, che indosso brutte giacche. Ma nessuno potrà mai dire: “È svogliato“».
Dicono anche che, per non tradire la Rai, abbia rifiutato proposte cui era impossibile dire no.
«Sono leale, l'ho detto. La Rai m'ha lanciato: se me la filassi a Mediaset, come potrei continuare a guardarmi allo specchio? Ci hanno provato un sacco di volte. M'hanno offerto valanghe di soldi e la nuova edizione di Distretto di Polizia. Anche Paolo Virzì mi voleva con la Ferilli nel suo nuovo film Tutta la vita davanti. Ho detto di no a tutti».
E Don Matteo? Perchè l'ha lasciato?
«Non me ne sono mica andato alla seconda edizione, ma alla sesta! E già dalla quarta avevano cominciato ad offrirmi ruoli di protagonista in fiction che poi sono state tutte dei successoni. Adoro il mio personaggio, sono innamorato di Terence Hill e Nino Frassica. Ma saremmo andati verso un'inevitabile stanchezza. E come sanno bene i giocatori di poker, c'è un tempo per sedersi al tavolo ed uno per alzarsi».
E poi una fiction è arrivata sul serio, Ho sposato uno sbirro...
«Già, sei puntate che vedete in primavera su Raiuno. Ma non solo. C'è il teatro, che mi sono prodotto da solo coi miei guadagni, come qualcun altro avrebbe fatto con una fuoriserie, mettendo su un one man show intitolato La banda: io da solo su un palco con un'orchestra alle mie spalle».
Il complimento più bello che ha ricevuto?
«Un signore mi ha scritto: “Oggi Affari tuoi fa parte della famiglia. È com'era Carosello una volta. Dopo averlo visto, tutti a nanna“».