Insoddisfatti a sinistra, ma «minacciati» a destra

Credo, dott. Lussana che la questione dell'astensione a sinistra giocherà in generale un ruolo rilevante nelle elezioni regionali del 28/29 marzo. Non vi è dubbio che l'insoddisfazione nei confronti di Marta Vincenzi e della sua giunta sia palpabile in giro. Le confessioni in proposito dei pidiessini si sprecano (almeno con chi ha un po' di familiarità con loro, quale che ne sia il motivo). Sembra però che a Biasotti (fortuna sua !) anche altri abbiano voluto e vogliano dargli una mano visto che (in una situazione di sostanziale equilibrio con Burlando) ne ha proprio bisogno. Due sono i casi rilevanti: da un lato quello dovuto alla condotta politica di Monteleone, dall'altro l'intervento del padre (padrone?) dell'Idv Di Pietro. Pare certo che Monteleone abbia brigato con la sede centrale dell'Udc per accreditare con anticipo l'alleanza stretta con Burlando (e abbia avuto il via libera dal duo Cesa/Casini). Ha puntato (preliminarmente) sulla vittoria di Burlando, mentre oggi (a poco meno di un mese dalla prova elettorale) ci appare chiaro che la cosa migliore per la stessa Udc era quella di cercare di tenere il cerino acceso in mano il più a lungo possibile, senza naturalmente bruciarsi (minacciando di correre da sola) e poi forte della propria unità, conseguire il risultato più prestigioso, contrattando l'alleanza con il candidato maggiormente in grado di vincere e suscettibile quindi di offrire di più). La precipitazione di Monteleone è quanto meno strana perché egli, pur desiderando il posto lasciato libero da Massimiliano Costa, non per questo la situazione offerta dai sondaggi glielo garantivano nemmeno allora con assoluta sicurezza. Oggi la situazione appare ancora più problematica.
Se questo a me pare un caso umano (i cui contorni non appaiono ben definiti), quello dell'Idv, dovuto all'intervento di Di Pietro per imporre nel listino l'ex-hostess tripudiante (in occasione del fallimento dell'Alitalia), è un'operazione da circo Barnum, dove l'ex-magistrato dà prova autentica della propria sagacia politica, gettando nello sconcerto il suo stesso movimento che, qui in Liguria, è fatto da persone moderate che strillano un po' soltanto nelle temperie elettorali. Negli anni scorsi mi è spesso capitato di chiedermi chi fosse Paladini, sembrava l'uomo invisibile anche per quegli addetti ai lavori che sono notoriamente i giornalisti. Scopriamo adesso che egli si affatica a sistemare la signora Marylin Fusco che a detta dei suoi stessi iscritti (che si stanno ribellando) gli è molto cara. Meglio per lui naturalmente.
Le inchieste a orologeria sono invece un elemento che potrebbe tendere a limare frange di elettorato a favore del centrodestra. Ed è anche da noi un ostacolo per Biasotti. Non nel senso che chi è convinto della positività del governo Berlusconi, rinunci a sostenere il candidato locale. Bensì in quello di togliere consenso da parte degli incerti che potrebbero decidere di astenersi. In tal senso ci potrebbe essere una frangia di astensione anche per il centrodestra.