Un insolito fan ci scrive «L’Idrolitina? Vive e lotta con noi»

Caro direttore,
sono lettore del Giornale dalla sua nascita. Le scrivo perché già tempo addietro ebbi modo di scrivere a Paolo Granzotto in merito all’Idrolitina, poi l’altro giorno leggendo la sua risposta al lettore, mi sono sentito in dovere di inviarle questa precisazione. L’Idrolitina esiste. Esiste ancora ed io sono un suo affezionato consumatore di quell’acqua da tavola che un tempo si chiamava acqua di «viscì» (probabilmente dal nome di una delle prime marche, la francese Vichy) e che si prepara con la comunissima acqua del rubinetto (controllata meglio di qualunque acqua minerale) addizionata con la polvere «magica» che la rende effervescente: la mitica «Idrolitina», che ancora trovo nei supermercati assediata dalle molteplici acque minerali, delle quali essa, in casa mia, non teme la concorrenza. Giudico, infatti, infinitamente stupido che la grande maggioranza di consumatori, oltre a spendere cifre ragguardevoli, si sobbarchi la fatica di trasportare cestelli di acqua minerale per le rampe delle scale di casa, quando il servizio pubblico, una volta tanto efficiente, la porta gratuitamente ai nostri rubinetti. Giornalmente ripeto per tre, quattro, cinque volte l'antico rito di versare la polvere nella bottiglia d'acqua con la chiusura meccanica, ottenendo un'acqua leggera, diuretica, con poco sodio, e soprattutto purissima, lievissima e freschissima...
Ed ogni tanto mi piace rileggere sulla scatola delle polveri i versi che sin da bambino imparai facendo l'acqua da tavola: «Diceva l'oste al vino: tu mi diventi vecchio, ti voglio maritare con l'acqua del mio secchio. Rispose il vino all'oste: fai le pubblicazioni, sposo l'Idrolitina del cavalier Gazzoni».
Sono firmati da tal C. Zangarini e se non sbaglio si tratta del Carlo Zangarini librettista della Fanciulla del West di Puccini.

Non sapevo che l’Idrolitina avesse ancora tanti fan in giro per l’Italia. È bastato citarla, l’altro giorno, fra le memorie di un’Italia che non c’è più per ricevere diverse lettere di Idrolitina boys che rivendicano l’esistenza di una via antica e economica all’acqua con le bollicine. Sinceramente, mi scuso di aver anticipato la sua dipartita da questo mondo. Non lo sapevo. A mia discolpa, però, devo dire che poco fa ho fatto la prova con un giovanissimo giornalista della mia redazione: è appena entrato nel mio ufficio a mostrarmi una pagina da vistare e io gli ho chiesto a bruciapelo «Sai cos’è l’Idrolitina?». Lui ha scosso la testa, e mi ha guardato come se fossi un pazzo. «Mai sentita»
Glielo confesso, caro Gardella: sono stato in gioventù anch’io un adepto della setta effervescente, ricordo benissimo il gesto della polverina da versare e della bottiglia da chiudere in fretta (altrimenti l’acqua «scappa»), ricordo le liti con mio fratello («stavolta tocca a te...») e quel sapore di sabbia rancida che restava sul fondo quando l’Idrolitina non si scioglieva bene. Poi però mi sono convertito, come buona parte dell’Italia, all’acqua minerale e ho finito per archiviare questo nome in un cassetto della memoria dedicato all’infanzia. E come tutte le cose d’infanzia, adesso, mi pare buonissima. Per cui sarei tentato di darle ragione, anche se per quanto riguarda la comodità nemmeno la nostalgia riesce a farmi dimenticare che l’acqua minerale me la portano assai comodamente a casa.