Insulti e grida contro Biagi e Raciti e gli osanna alla brigatista Lioce

Soltanto venti giorni fa un sit in sotto il penitenziario della leader delle nuove Brigate rosse

da Milano

L’imbarazzante sfilata di Padova non è certo un fulmine ciel sereno. Anzi, si può dire che è un déjà vu. L’ultimo capitolo della sinistra in piazza che grida la propria stima e solidarietà ai «compagni» è stato scritto lo scorso 3 giugno, a L’Aquila, dove in duecento si sono dati appuntamento sotto il penitenziario dove è rinchiusa la leader delle nuove Br, Nadia Desdemona Lioce. Sulla carta, un corteo contro il carcere duro, previsto dall’articolo 41 bis; in pratica, un happening eversivo dove s’è inneggiato alla brigatista, insultato le Forze dell’ordine, oltraggiato Marco Biagi, irriso l’ispettore Raciti. Il tutto con il solito lancio di petardi e di fumogeni. Facce scure, facce coperte o semi, e il solito balletto al confine tra la zuffa di strada e la guerriglia urbana. Anche lì, grande merito agli agenti, scontato bersaglio della ciurma sinistroide.
Aggraziato e femminile il nome del movimento che aveva organizzato il sit-in: «Olga». Acronimo di «Ora di liberarsi dalle galere», racchiude in sé elementi della sinistra extraparlamentare più estrema. A L’Aquila, quel giorno, s’è temuto il peggio. Il corteo ha attraversato il centro della città scortato da polizia e carabinieri ma ad ogni muro, con lo spray, s’è segnato il passaggio della protesta. Slogan contro lo Stato e la Chiesa, slogan contro i «celerini» e la «repressione». «Da Poggio Reale all’Ucciardone: evasione» è il loro programma politico. Dalle grate di una cella del carcere un detenuto, sentitosi apprezzato e adulato, è riuscito ad appendere una bandiera rossa.
La tensione era alle stelle ma per fortuna la manifestazione si è sciolta in anticipo, poco prima delle 17, a causa di un violento acquazzone che si è abbattuto sulla città e che ha spento le anime più roventi.
Caldissima, come sempre, la polemica politica che ne è seguita; con l’opposizione a stigmatizzare il comportamento del governo, che nessuna reazione ha avuto di fronte a simpatizzanti brigatisti che hanno fatto apologia di reato e gridato cose ignobili su Marco Biagi e Filippo Raciti. Da non dimenticare che, quello stesso giorno a Bologna, sono apparse scritte contro Biagi in via Valdonica, proprio la strada dove il giuslavorista è stato ammazzato.