«Insulti? Non erano razzisti Capello dica ciò che vuole»

Chiude la polemica: «L’allenatore della Juventus è così simpatico...»

da Milano

Massimo Moratti è già in clima natalizio e ieri ha dispensato buonismo e buffetti alle guance di tutto il mondo pallonaro: soprattutto alle lingue lunghe. L’Inter c’è rimasta male leggendo i titoli dei giornali di ieri mattina che ricordavano gli insulti ultrà, tipicamente calcistici, volati a Parma nei confronti di Zoro. E Moratti ha puntualizzato: «Gli insulti di Parma non erano sullo stesso piano di quelli di Messina. Al Tardini c’è stato un insulto a Zoro, ma non c’era di mezzo la questione razziale. Si è trattato di insulti generici, come quelli che hanno ricevuto Materazzi e Toldo dai tifosi del Parma. È stata una cosa più di carattere reattivo-sportivo che non razziale. Non voglio minimizzare le cose, né tantomeno dare giustificazioni, ma non diciamo falsità».
Il patron è sempre stato contro il razzismo, ma certe esagerazioni non le sopporta. Compresa l’idea di mettere l’Inter sotto tormentone per un problema che non riguarda i suoi comportamenti. «Zoro poteva fare quello che ha fatto in qualunque partita, mi sembra del tutto casuale che sia capitato proprio contro di noi. Noi siamo contro il razzismo, appoggiamo tutte le campagne, abbiamo tenuto atteggiamento intransigente ben prima che venissero fuori le reazioni buoniste di questi giorni. Generalizzare con superficialità sarebbe un errore».
Buonismo, e come altro chiamarlo, quello tenuto invece nei confronti di Capello che, martedì, ha alzato polveroni contro le parole di Tronchetti Provera («L’Inter non vince perché non entra nei giochi di potere») e circa l’accordo con Moratti sfumato nel 2003-2004 («Mi ha preso in giro, aveva già firmato con Mancini»). Moratti ha tenuto guanto di seta, nemmeno di velluto. «Le cose non stanno esattamente come dice Capello. Ma è talmente simpatico che può dire ciò che vuole». E magari un giorno finirà all’Inter.