Intanto campi abusivi ovunque

In attesa dei villaggi della solidarietà, si moltiplicano in città i campi nomadi non autorizzati. Il Comune continua nello sgombero di insediamenti abusivi (a metà luglio, secondo i dati resi noti da Veltroni, erano 32 quelli chiusi nel corso degli ultimi anni), ma questo non risolve il problema. Qualche rom, è cosa nota, dopo che le autorità giudiziarie sono andate via ritorna comunque negli stessi campi. Così è accaduto nel VI municipio, in via Teano, nel terreno privato denominato il Pratone, sgomberato il 17 luglio. Un mese dopo il comitato di largo Preneste già denunciava che quello stesso posto risultava nuovamente occupato da circa 50 rom. Situazione che ha esasperato i cittadini, che hanno presentato il 24 agosto un esposto al presidente del VI municipio e a tutte le autorità competenti.
Chi non ritorna a vivere dove stava prima, si organizza come può. Non è un caso infatti che allo sgombero di alcuni insediamenti rom corrisponda l’apertura, non autorizzata, di altri. Il 2 agosto il Movimento Volontari Orionini (Mov) ha scritto una lettera a Veltroni denunciando proprio «il proliferare di campi improvvisati, dove vivono intere famiglie di immigrati e rom, lungo la Palmiro Togliatti». «Dopo l’insediamento del Casilino 900, in cui vivono circa 600 persone, ora, anche l’altro lato di viale Togliatti sta per essere colonizzato da insediamenti, che non fanno onore alla nostra città, esempio in questi anni per l'accoglienza e la solidarietà», scrive il Mov, chiedendo al sindaco di «sollecitare un intervento nei campi allestiti dai senza tetto lungo quella strada». Ma campi del genere si moltiplicano in tutta la città. Se sono 25 quelli attualmente gestiti dal Comune, un numero di gran lunga superiore è sorto in questi mesi, senza alcun tipo di controllo da parte dell’amministrazione, in particolare nelle periferie. Solo per citarne alcuni, nel IV municipio accampamenti si trovano all’interno del Pratone delle Valli, nelle aree delle stazioni Nuovo Salario e Fidene e al Ponte Tazio, mentre nel V si contano almeno sette grandi insediamenti rom. L’elenco è lungo e riguarda quasi tutte le zone della capitale, fatta eccezione forse per il centro storico. I villaggi della solidarietà, se anche venissero costruiti, e le voci che circolano non dicono questo, ospiterebbero al massimo 4mila persone, forse meno. E in città, secondo le ultime stime, si contano fra i 20mila e i 30mila rom. Dove andranno a vivere tutti questi nomadi? Il sindaco spera davvero che basti favorire il rientro dei romeni nel loro Paese per risolvere la situazione? C’è chi pensa che è giunto il momento che il Comune, assieme a tutte le altre istituzioni coinvolte, esca al più presto da una situazione di indeterminatezza che aumenta il senso di insicurezza dei romani. Anche impedendo il proliferare di campi rom abusivi.