Intanto la futura Fiat 500 nasce sul web

Bruno De Prato

da Bonagia (Trapani)

Il sole siciliano ha fatto da scenario alla prima presa di contatto con la nuova Alfa Spider che, derivata dal coupé Brera, segna il ritorno alla grande della casa italiana in uno dei settori più identificabili con la sua tradizione più ruggente: quello delle vetture sportive scoperte. Già nel progetto stilistico, firmato da Pininfarina, Alfa Spider si aggancia ai modelli più leggendari, con la nitidezza delle linee, l’eleganza sobria e grintosa, la piacevolezza sia a cielo aperto che a capote chiusa. Questa volta non era il caso di chiuderla, la capote. Berretto, occhiali, t-shirt era tutto quanto serviva per affrontare il percorso di prova.
Abbiamo concentrato l’attenzione sulla 2.2 Jts, il cui prezzo parte da 35.800 euro, attraente in relazione alle prestazioni e alla qualità esecutiva. La versione V6 3.2 Jts a trazione integrale si colloca a un livello significativamente più elevato, sia di prestazioni che di prezzo: 45.800 euro. Il tracciato, ricco di curve, ha avuto modo di mettere in luce i pregi della vettura, in termini di potenziale prestazionale e di guida. Il 4 cilindri 2.2 è un propulsore perfetto per una sportiva di alte prestazioni, ma non estrema, neppure nel prezzo. Generoso, elastico e fluido nella erogazione di una coppia elevatissima, il motore assicura una velocità di punta di 220 orari, ma soprattutto grandi prestazioni in accelerazione (0-100 in 8,5 secondi) e ripresa. Dori che abbiamo verificato soprattutto nella salita da San Vito Lo Capo a Erice. In particolare nel tratto finale, dove la strada è tutta una sequenza di curve e tornanti, con impennate improvvise, che la nostra Spider ha affrontato con l’agilità felina di una grande arrampicatrice, solida nella risposta allo sterzo, neutra, con l’avantreno che scarica a terra tutta la potenza con grande motricità e totale assenza da reazioni, anche negli strappi più impegnativi e accelerando a fondo a ruote ancora sterzate. Eccellente, per rapidità e precisione di innesti e scalatura dei rapporti il cambio a 6 marce.
Sul medio e medio veloce, la vettura si è mostrata nitida nelle variazioni di traiettoria e solida nell’appoggio, con coricamento laterale contenuto ed esente da sbavature. In rettilineo la stabilità è apparsa assoluta, anche nei tratti in cui il manto stradale non era impeccabile, o convesso, a «schiena d’asino», come è definito dalla gente del posto. Con vetri laterali e frangivento posteriore in posizione, il comfort aerodinamico è assoluto, ma anche quello acustico, notevole anche a cielo aperto. La capote, anche se non l’abbiamo utilizzata, va citata per la sua costruzione accurata, con tre strati di tela (uno di materiale insonorizzante-termoisolante e quello interno di tessuto) e per la sua articolazione raffinata, che ne consente lo spiegamento senza interventi manuali. Ottimo l’impianto audio Bose e pratici i due cassetti, con chiusura a chiave, dietro i sedili, mentre buona è la capacità di 230 litri del vano bagagli.