Intanto Torino riscopre la Russia

Piero Evangelisti

da Milano

La Russia torna nei piani della Fiat. Il gruppo di Torino ha annunciato un accordo con Severstal, colosso che controlla numerose aziende automobilistiche come Uaz e Oka, per la produzione dei modelli Palio e Albea a partire dal 2007. È l’ultimo esempio della voglia di allargare gli orizzonti da parte del Lingotto. Al centro dell’accordo c’è lo stabilimento di Severstal Auto di Naberejniye Chelni, nella regione del Volga, dove Palio e Albea saranno assemblate utilizzando componenti smontati realizzati in Turchia da Tofas, la joint venture tra Fiat Auto e gruppo Koc.
L’intesa, come spiega una nota del Lingotto, rappresenta un primo passo nella cooperazione industriale tra Fiat Auto e Severstal Auto che stanno valutando le opportunità di ampliare la collaborazione e di avviare la produzione in Russia di altri modelli del gruppo italiano, principalmente il Doblò. Fiat Auto e Severstal Auto hanno anche firmato un accordo di fornitura per l’importazione e la distribuzione in Russia della gamma completa di vetture e veicoli commerciali del marchio italiano. Le due società stanno ora analizzando ulteriori aree di cooperazione.
Con l’intesa annunciata ieri, la casa di Torino ripercorre strade antiche, inaugurate quasi 40 anni fa, nel 1966, quando la Fiat, nell’anno di passaggio del testimone da Vittorio Valletta a Gianni Agnelli, siglò, con l’allora Urss un accordo difficile e delicato. Quasi 2mila italiani presero la strada per Togliattigrad, sulle rive del Volga, per andare a costruire la Zigulì (versione orientale della popolarissima 124), senza impegni in termini di capitali per la Fiat, scelta per le sue capacità umane e tecniche, e vittoriosa rispetto a cordate tedesche e francesi. Molte nuove famiglie a doppia nazionalità nacquero in quel periodo, e a Torino ne vanno orgogliosi ancora oggi. La prima Zigulì, essenziale e squadrata, che non aveva ovviamente il marchio Fiat (160mila erano in quegli anni i dipendenti della casa italiana che ne stavano producendo gli ultimi esemplari con la sigla 124) uscì dalle linee di montaggio di Togliattigrad (in russo Gorod Togliatti) il 20 aprile 1970, da uno stabilimento sterminato: 1,5 milioni di metri quadrati coperti, con 60mila addetti e una produzione stimata a 600mila unità l’anno. Dopo aver contribuito alla motorizzazione di tanti abitanti della vecchia Urss, la casa italiana ha intrapreso numerosi contatti per avviare nuove joint-venture alla fine degli anni ’80, ostacolati però dalle vicende del crollo sovietico e nonostante il parere favorevole dell’allora presidente Eltsin, documentato da dichiarazioni ufficiali del ’91. Ora la nuova avventura torinese ricomincia sempre sulle rive del fiume Volga. Non mancherà di produrre effetti benefici il fatto che i marchi controllati da Severstal - Uaz e Oka - sono leader nella costruzione di minivan e vetture a trazione integrale, un terreno dove Fiat sta dimostrando una grande vitalità. Insomma, Fiat si schiera con armi adeguate su un grande mercato dove le altre case vanno e vengono. Per una Toyota che conferma di essere pronta a produrre le prime auto nel 2007 a San Pietroburgo, c’è DaimlerChrysler che rinuncia all’annunciata impresa nel grande Paese dove, invece, Nissan, sta cercando un sito produttivo, seguendo le orme della consorella Renault che ha avviato in Russia la produzione della super economica Dacia Logan. Non è comunque l’auto del popolo a tirare maggiormente nell’ex Urss, ma quelle di lusso, come mostrano i dati di vendita di Bmw, che dovrebbe ufficializzare la consegna di oltre 5mila auto nel 2005. Le stime degli analisti dicono che, comunque, in Russia, entro il 2010, in una terra che comprende 11 fusi orari, dovrebbero essere prodotti circa 1,9 milioni di veicoli, la maggior parte dei quali destinati all’esportazione.