Intascano tangenti: arrestati 2 dipendenti dell’Agenzia entrate

I funzionari sono stati sorpresi dai carabinieri mentre incassano soldi da un commercialista, anche lui in manette, per addomesticare o impedire verifiche fiscali

Paola Fucilieri

Sono accusati di corruzione: avrebbero «facilitato» o, addirittura, impedito degli accertamenti fiscali per conto di alcuni dirigenti di un’azienda milanese. Così sono finiti a San Vittore un commercialista cittadino e due dipendenti dell'Agenzia delle entrate dell'ufficio all’angolo tra via Manin e via della Moscova.
A mettere le manette ai tre sono stati i carabinieri del nucleo operativo ieri mattina intorno a mezzogiorno e l’arresto è avvenuto in flagranza di reato: proprio in quel momento, infatti, il commercialista stava consegnando il denaro delle cosiddette tangenti ai due dipendenti dell’agenzia delle entrate e li aveva incontrati per strada. Domani i tre saranno sentiti dal gip per l'interrogatorio di garanzia.
Nell'ambito dell'inchiesta, ieri, intanto, sono state compiute anche alcune perquisizioni. Secondo l’accusa i funzionari dell’ufficio di via Manin avrebbero ricevuto alcune decine di migliaia di euro proprio dai dirigenti che, in cambio, si servivano di loro per farsi tutelare dal fisco.
Le indagini, a quanto si è saputo, sarebbero nate da una denuncia. I particolari e tutti gli elementi di spicco che caratterizzano questa vicenda, però, restano per il momento oscuri. Se, infatti, ieri è emerso - com’era del resto ovvio - che prima dell’arresto tutti e tre gli implicati erano tenuti d'occhio da qualche tempo dai carabinieri nell'ambito dell'inchiesta, condotta dai militari su richiesta dei pm Maurizio Romanelli e Stefano Civardi - è anche vero che caso, dalle ore successive al provvedimento restrittivo, vige il più stretto riserbo da parte degli inquirenti. E nulla trapela sia da Palazzo di giustizia che dal comando provinciale dell’Arma.
Quel che si sa è solo che lo scopo della tangente era proprio quello di «ammorbidire» le verifiche fiscali (arrivando addirittura, in determinati frangenti, a evitarle del tutto, ndr) nei confronti dell’azienda di proprietà di questi dirigenti. Il commercialista implicato nell’inchiesta e finito agli arresti come i funzionari, sarebbe infatti uomo di fiducia dei dirigenti in questione e per questo (e probabilmente in cambio di una congrua ricompensa) avrebbe accettato di assumere il ruolo di tramite tra l'azienda stessa e l’Agenzia delle imposte. Gli inquirenti promettono a breve nuovi sviluppi, e sicuramente altri arresti, nell’ambito della vicenda.