Intatto il potere delle corporazioni

La riforma degli ordini professionali non sembra colpire il vero bersaglio. Anche se nel decreto di luglio il governo ha compiuto alcune scelte positive (l’abolizione dei minimi e massimi tariffari e del divieto di pubblicità, per esempio) si è finora evitato sia di affrontare il tema del monopolio degli ordini professionali, che rappresentano la vera anomalia, sia di mettere nel mirino tutte le categorie interessate da questo genere di criticità (i giornalisti e i notai, ad esempio, hanno schivato ogni per quanto remota ipotesi di riforma). Non c’è alcuna ragione per cui un titolo di studio e l’eventuale superamento di un esame di Stato non debbano essere sufficienti a conseguire l’abilitazione alla professione. Se potessero sorgere diversi ordini in competizione tra di loro, l’appartenenza all’uno o all’altro fornirebbe al consumatore maggiori informazioni sulla qualità dei servizi forniti dal singolo professionista.