«Integrare gli stranieri tappa obbligata ma vanno superati i pregiudizi ideologici»

«È un tema che una grande forza liberale che guarda avanti deve affrontare»

da Roma

Onorevole Della Vedova, da riformista sarà d'accordo con Fini.
«Fini si era già espresso in passato sul voto agli immigrati e ha giustamente confermato un suo orientamento».
Su un tema che però non fa parte del programma del governo.
«È vero, ma Fini ha ragione ad aprire nel centrodestra una discussione che va fatta perché la prospettiva di governo è di lungo respiro. Per questo, in un Paese come l’Italia, la questione immigrazione va affrontata in termini strategici e non contingenti».
Chiarisca.
«Cito le ultime rilevazioni Eurostat: nei prossimi 50 anni per conservare la popolazione al livello di quella attuale, e considerando gli scompensi demografici che ci saranno, gli immigrati dovranno arrivare a 12 milioni».
Quindi sbaglia il Pdl a chiudere la porta.
«Io credo che una grande forza liberale, moderata e che guarda in avanti, debba fare i conti con un tema come questo. Fini ha affrontato un aspetto, ma non per questo credo che si voglia “impiccare” a una proposta come questa».
Che però lei ritiene ragionevole?
«Assolutamente sì. Ci sono tanti Paesi che hanno fatto passi in questa direzione. Anche noi dobbiamo cominciare a pensare alla questione immigrazione sotto aspetti diversi».
Ossia?
«Superando il binomio immigrazione-ordine pubblico. C’è un’immigrazione "cattiva", sarebbe stupido negarlo, ma noi, strategicamente, dobbiamo sapere che in prospettiva, dovremo integrare chi verrà dall’estero. Questo è un obiettivo politico per i prossimi anni».
Insieme alla questione della cittadinanza.
«Certo. In molti Paesi è più facile diventare cittadino. In Italia servono 10 anni, e allora il voto potrebbe essere una tappa intermedia. Oppure si rivedono le norme, magari passando dallo ius sanguinis allo ius solis, all’americana per capirci».
Si aspettava questa reazione compatta della maggioranza contro Fini?
«Non so se me lo aspettavo, certo capisco le posizioni. C’è il problema degli equilibri interni, del rapporto con la Lega e del riflesso sull’opinione pubblica che magari per paura tende a chiudersi verso questo tema».
Il Pdl ha trovato un equilibrio su federalismo e giustizia. Non teme che questo possa aprire delle crepe ?
«A me sembra che il governo stia andando a gonfie vele sul programma. Il Pdl è coeso, e anche i tempi sono maturi per aprire un dibattito. Non farlo sarebbe un errore politico».
Concludendo?
«Lasciamo decantare le questioni ideologiche. Il punto è che noi abbiamo bisogno di immigrati “italiani”, che come i Sarkozy, gli Obama tra 20 anni diventino presidenti di un Paese non che li ospita ma che è il loro».