Intel in crisi taglia 10mila posti di lavoro

Nel 2005 il gigante dei chip ha ridotto i ricavi del 15%

da Milano

Come annunciato dal Financial Times l’amministratore delegato di Intel Paul Otellini ha lanciato un vasto piano di ristrutturazione che prevede di tagliare 10mila posti di lavoro. La multinazionale di Santa Clara vorrebbe anche eliminare le attività considerate non redditizie e non essenziali per riconcentrarsi sul business strategico di semiconduttori per pc e server. Si tratta della maggiore ristrutturazione del gruppo dal 1980 seguendo la via già tracciata da un altro gigante del settore It ossia Hewlett Packard. Intel è ora impegnata nell'elaborazione delle nuove misure che intende realizzare prima di fine settembre. Il piano di ristrutturazione giunge non inatteso, visti i problemi che hanno afflitto negli ultimi anni la società, che deve fare i conti con la concorrenza sempre più forte di Amd e con margini di utile sempre più ristretti. Il gruppo nel 2005 ha anche riportato una riduzione dei ricavi del 15% e, secondo molti analisti, potrebbe vedere crollare i suoi profitti del 45% nel 2006. La crisi ha convinto il management del gruppo americano a rifocalizzare Intel nel suo storico core business, scelta che però conduce verso un ridimensionamento del numeroso organico dell'azienda. Alla fine del primo semestre Intel (-0,35% in Borsa) contava infatti 102.500 impiegati, oltre 20.000 in più di tre anni fa, quando la posizione del gigante californiano, leader nella produzione di microchip, appariva ancora inattaccabile.