Inter, addio all’Europa. Mancini, addio all’Inter

Nerazzurri sconfitti ed eliminati dal Liverpool (1-0). Il tecnico a fine gara: "Questi saranno i miei ultimi due mesi e mezzo sulla panchina dell’Inter. La sconfitta non c’entra"

Milano - Una sconfitta che vale un addio: Roberto Mancini incassa la brutta botta e decide a sorpresa di lasciare l’Inter. E l’annuncio ai naviganti è di quelli che lasciano il segno. «Questi sono gli ultimi miei due mesi e mezzo sulla panchina dell’Inter e di una squadra italiana, perché a fine stagione me ne andrò. Ho ancora 4 anni di contratto, ma ho deciso di lasciare». Stop e a capo. Una bomba che è deflagrata al termine del ko col Liverpool, dopo l’ennesima eliminazione in Champions che ha lasciato tanta, troppa amarezza in casa interista e soprattutto a Mancini.

Nessuno se l’aspettava, forse nemmeno il presidente Moratti, che però sapeva. «Si, ho comunicato la mia decisione al presidente», il commento a denti stretti di Mancini che sull’argomento non vuole assolutamente dire di più. Ma qualcosa gli scappa, di fronte allo stupore degli stessi giocatori, a Cruz e Stankovic che sono rimasti a bocca aperta quando sono stati messi al corrente della bomba. «Ho deciso così, anche se avessimo passato il turno». Insomma, una patata bollente nelle mani di Massimo Moratti che si è trattenuto più del solito negli spogliatoi con i giocatori e che, andandosene, non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Mancini se n’era andato addirittura prima del presidente, dopo aver dato la bella notizia in modo fin troppo sbrigativo nello spogliatoio. Al punto che tanti, tra i giocatori, nemmeno l’avevano capita. E, a dire del Mancio, anche a Moratti era stata comunicata, ma forse il vero motivo dell’addio è da ricercarsi nelle polemiche sommerse che in questi ultimi tempi hanno contrapposto Moratti e il tecnico che gli ha regalato una bella serie di scudetti e coppe.

I festeggiamenti del Centenario non erano riusciti a cancellare il malumore tra i due: Moratti che non sembrava sensibile alle sirene di Mourinho, Mancini che mal sopportava una situazione che lo vedeva con in mano un contratto di quattro anni ancora, ma pronto a essere licenziato da un momento all’altro. Roy Hodgson in continuo contatto col presidente, Hector Cuper piombato a Milano per le feste e lui, il Mancio, che nella bacheca di via Durini ha messo due scudetti e altrettante coppe Italia, lì a rodersi dentro per la volubilità e lo sfarfallio del presidente-petroliere. Ma anche ad arrabbiarsi, senza però mostrarlo, per i movimenti dell’ambiente che gli girava attorno, voci, pettegolezzi, gente a livello dirigenziale che remava contro.

Una notizia choc che potrebbe sconvolgere l’intero ambiente nerazzurro, anche se Cambiasso ha cercato di buttare acqua sul fuoco: «Probabilmente lascerà, probabilmente». Un retroscena potrebbe essere l’incontro veloce a fine partita con Moratti, una frase di troppo sfuggita al presidente e l’irritazione del tecnico che, andato subito dopo in conferenza stampa, ha dato il fatale annuncio. Mancini ha negato un contrasto con Moratti, ha preferito parlare della perfetta sintonia in questi anni col numero uno della società. Forse la maledizione Champions - da Cuper a Mancini, Villarreal, Valencia, Liverpool -, si fa sentire e ieri sera, seppur con tanti cerotti, l’Inter aveva fatto capire di potercela fare. «I due arbitri nelle partite col Liverpool hanno usato 4/5 metri diversi di conduzione della gara. Là con l’espulsione di Materazzi, a San Siro con quella di Burdisso. E sì che le occasioni buone le abbiamo avute. Quanto a Figo, nessuna polemica, lo stavo facendo entrare ma poi è arrivata l’espulsione e il gol e ho dovuto cambiare tutto».

Ma la stagione non è finita. è lo stesso Mancini a rimettere le cose a posto: «Dobbiamo guardare avanti, ci aspetta il campionato, duro, durissimo e la coppa Italia. Bisogna avere allegria, conservare la stessa intensità e la voglia di vincere mostrate col Liverpool. Pensiamo al domani». Già, un domani che per l’Inter si preannuncia senza Mancini, che andrà quasi sicuramente in Inghilterra. Magari al Chelsea.