Inter, le armi antiBayern: il solito Eto’o e lo stellone di LeoMou

Adesso il Bayern sa davvero cosa lo aspetta. Un altro Mourinho in panchina. Inutile dire: uffa, solita storia! La classe non è acqua in fatto di stellone. E un’Inter che non fa sconti neppure al Diavolo (e non si pensi solo al Milan).
Ma anche l’Inter ora sa cosa attendersi dal Bayern che, mercoledì sera, metterà piede a San Siro. Ora la Champions si fa seria e la rivincita della finale una golosità imperdibile. Luis Van Gaal, un antipaticone che sa gestire le vigilie con la grinta dei vincenti, ha già detto cosa servirà: «Ci vorrà più cattiveria, sotto porta bisogna essere meno distratti e perdere meno palloni». Vero che la posizione del Bayern nella classifica della Bundesliga non è ideale (terzo a 13 punti dalla capolista Borussia Dortmund), però sabato sono volati tre gol al Mainz e tutti grandi firme.
Ma qui entra in campo LeoMou, erede in tutto: nel vincere (9 successi su 11 partite fanno testo) e nell’accompagnarsi in modo perfino spudorato alla buona stella, un pregio che contraddistingue il tecnico portoghese. Col Mainz, Mario Gomez, il bomber del Bayern, ha segnato ancora: gol numero 27 della stagione, miglior marcatore della Bundesliga, sei di queste reti realizzate in Champions. Bene, la sputafuoco tedesca si è rovinata una caviglia e il dubbio sul suo impiego è forte davvero. Nel caso, ha fatto sapere Van Gaal, giocherà Miro Klose. «Che è in gran forma».
Certo Leo non piangerà se la sfortuna si accanisse sui tedeschi (anche Kraft il portiere titolare è uscito malconcio) e converrà che sabato la Signora ha mostrato occhio distratto nei confronti del Cagliari. Il gol in fuorigioco è stato una bella iniezione di ottimismo, il resto un po’ meno. L’ammissione nel cuore della notte è stata onesta. «Abbiamo fatto tanta fatica, sofferto, mi consola solo l’equilibrio difensivo. E quando vinci soffrendo così, è un gran segnale». Glielo ha detto anche Moratti, rimasto a casa per una bronchite ma attento davanti alla Tv: prima per veder vincere la squadra, poi il cantautore a Sanremo, leggasi Vecchioni, tifoso doc che la società tiene nel cuore e al quale si è legata scrivendo sul sito: ecco il sesto titulo! Sabato vittoria doppia e chissà chi avrà copiato l’idea. Non a caso Leo parla sempre di calcio, amore e fantasia.
Però ci sta che arrivi anche il settimo titulo: dipenderà dal Bayern e dalla Champions, dipenderà dal Milan e poco altro. L’Inter si è rimessa in linea di volo. La squadra vacilla ma non cade, se l’attacco frena, la difesa si rafforza. La partita con il Cagliari lo ha dimostrato. In 26 partite di campionato, l’Inter per la settima volta soltanto non ha incassato reti. E in Champions il rapporto non è migliore: 2 volte indenne su sei sfide. Pure questi sono segnali.
Il negativo viene da quella stanchezza che comincia a prendere corpo dopo 40 giorni di partite giocate ogni tre giorni. I nuovi innesti sono stati il cemento per restare in piedi, alla faccia di chi sbeffeggiava Benitez. Gli infortuni non sono mancati e nemmeno il calo di rendimento della vecchia guardia: Cambiasso sta prendendo fiato, Thiago Motta è in discesa, Stankovic sta risalendo dopo un infortunio. Saranno loro il muro da opporre al Bayern. Contro i tedeschi, il centrocampo è determinante. Sneijder dovrebbe rientrare, ma se fa l’olandesino serve poco. Forse giocherà Lucio, ma Leo non può rischiare di aver fretta. Tornerà Chivu. L’attacco sarà di nuovo monco. Pazzini in tribuna, Eto’o da solo a sfangarsela: difficile prevedere buon aiuto da Pandev e Coutinho. Ed è questo il vero handicap in Champions: Moratti ha sbagliato le valutazioni iniziali, ed ora sconta qualcosa.
Ci saranno Ranocchia, Nagatomo e Kharja. Serve un bomber. Milito potrebbe rientrare nella gara di ritorno, ma quest’anno la sua luna è storta. Meglio cercare altri aiuti. Per il vero l’Inter se la passa bene con gli aiutini. Si, quelli arbitrali. In campionato sono stati una manna, anche a costo di scatenare i nervosismi nerazzurri che, quando si parla di aiutini, pensano sempre a quelli altrui. Sabato sera l’arbitro è stato il dodicesimo uomo. In realtà l’Inter ha richiesto un mezzo rigore, ma il gol in fuorigioco è stata una leccornia. In altre partite i suoi difensori e centrocampisti sono stati graziati. Fa parte del gioco, serve per vincere qualcosa. Senza un pizzico di aiuti arbitrali e degna buona sorte non ci sarebbe stato neppure il triplete. E oggi nulla impedisce che l’Inter ci riprovi: Leonardo è attrezzato in un senso, la squadra in un altro. Il pallone dirà.