Inter: c'è Jimenez, Mancini spegne il caso Ibra

Contro il Palermo decide il cileno. Vieira migliore in campo, Figo tonico. Lo svedese, sostituito, impreca. Il tecnico: "Io ho fatto anche di peggio"

Milano - Forse si sono sentiti soli contro tutti perché l'aria in fondo era quella. Poi due contrasti pesanti e vinti in successione da Materazzi e Vieira attorno al ventesimo hanno dato il primo segnale di forza, quando attaccano gli indiani si devono mettere le carovane in cerchio. Rotto l'assedio si è vista l'Inter della prima parte della stagione. Il gol di Vieira splendido, la sua traversa anche, palla che picchia sul legno e poi sul prato, con il Palermo costretto a difendere con undici uomini dietro la palla: questa è stata la capolista ritrovata. L'Inter che voleva salire sulla macchina del tempo per ripetere le imprese di quasi mezzo secolo fa, si ritrova ad aver sbagliato i conti di quattro giorni, un ritardo quasi impercettibile nell'arco di una stagione, ma fatale. Un primo tempo sontuoso sbugiardato dal risultato, Chivu che esce dal suo angolo, soprattutto questo Vieira. Erano mancati principalmente loro contro il Liverpool, sono entrati sul prato di San Siro quattro giorni dopo e l'ingresso non è passato inosservato. Quando a fine partita, con i tre punti in classifica scritti a biro, hanno chiesto a Mancini se questa con il Palermo fosse stata la partita più importante, lui ha chiesto: «Della mia vita?». No, gli hanno corretto, della stagione... A lui è venuto da ridere, aveva una bella faccia, è risorto quattro giorni dopo assieme alla squadra, sotto Pasqua magari è un altro segnale con il dovuto rispetto e senza togliere record.

Burdisso ha chiuso una partita senza ammonizioni, la spalla di Chivu è rimasta in sede, Figo si è scaldato solo dieci minuti poi è entrato, un trionfo. Soprattutto Patrick Vieira ha preso in mano la partita, giocando i migliori 45 minuti da quando è all'Inter. Un primo tempo farcito da un gol, una traversa e un paio di palloni recuperati che hanno gettato nello sconforto il Palermo, accrescendo il rammarico dei tifosi interisti che continuavano a chiedersi dove fosse finito il francese martedì sera. Se Cambiasso e Zanetti dovevano dimostrare che l'Inter c'era ancora questa è stata la miglior risposta, non memorabile, nessun calcio spettacolo, ma una prova d'assieme che ha messo gli animi in pace e acceso nuovamente la luce.

Il Palermo si è visto solo nell'occasione dell'autorete dopo doppia respinta di Julio Cesar e palla che rimbalza sulla pancia di Materazzi in recupero. Nei restanti novanta minuti solo Minaudo di testa, poi nient'altro. Eppure partita mai chiusa veramente, un'ansia che ha preso tutto lo stadio fino agli interminabili cinque minuti di recupero. Forse non è stata la partita più importante della vita di Mancini, ma ci è andata molto vicino, questa vittoria vale tanta roba in classifica e tantissima sotto l'aspetto psicologico ma non perché abbatte il morale delle avversarie ma perché riappropria il gruppo della sua autostima che sembrava a pezzi. Moratti visibilmente teso fino al fischio, ha visto i suoi cari stracciare il campionato, poi finire sotto un caterpillar, quindi di nuovo superbi. Si può anche rivedere il programma, si sarà detto.

Il 2-1 finale è bugiardissimo, la bella prova di Chivu a sinistra è stata la dimostrazione che anche il Mancio sbaglia, ma per il resto erano gli stessi di martedì, escluso Materazzi, eppure sembravano due squadre completamente diverse. Se poi all'Inter si chiede anche di essere normale allora non ci siamo. Qui la vittoria non ha sapore se è normale, Ibrahimovic lo sa e questa volta c'ha pensato il suo labiale («Speriamo che se ne vada» la frase poi smetita da un comunicato, e comunque il tecnico ha replicato: «Io ho fatto di peggio»). Ma non si può pretendere che sia sempre lui a metterci una pezza.