Inter devastante aspettando la Juve Derby alla Roma, il Milan ne fa cinque

Con Ibra in panchina arriva la vittoria degli &quot;operai&quot;. Nuovo caso Adriano, lascia la tribuna nell’intervallo. <strong><a href="/a.pic1?ID=217403" target="_blank">Vucinic ancora gol</a></strong>: Spalletti ride. <strong><a href="/a.pic1?ID=217416" target="_blank"><font color="#ff6600">La Juve tiene il passo: 3-0</font></a></strong> all'Empoli. <strong><a href="/a.pic1?ID=217412" target="_blank">Il Milan lontano da San Siro ritrova il sorriso</a></strong>

Milano - Quattro scampanellate per la Juve, un ritocco al look, i gol della classe operaia fanno 101, ovvero le reti segnate in casa dall’Inter nella striscia che dura da 43 partite. San Siro soffrirà o goirà, ma un gol l’ha visto sempre. E ieri sono stati quattro per mettere a nanna il Genoa, superare quota cento e dire alla Juve: ci siamo. Non c’era Ibrahimovic, in panchina, ma c’era l’Inter determinata, concentrata, che non si nega i rischi (tre parate di Orlandoni, il gol di Konko e la traversa finale di Leon) ma sa giocare svelta e decisa, talvolta furibonda sulle fasce, concreta negli uomini del centrocampo. Il Genoa ci ha provato, ha onorato storia e bontà del suo gioco, ma Rubinho non è superman. Serve anche segnare. La curva di San Siro era vuota, secondo volere del giudice, ma quelli della curva non sono mancati. Posizionati dalla parte opposta, si sono fatti sentire, hanno mandato ai napoletani i loro saluti, hanno distribuito volantini. Tipico del mondo del calcio: chi sbaglia, sbraita.

In tribuna c’era pure Adriano, a dimostrazione che il tempo del buonismo nei suo confronti è abbondantemente esaurito. Peraltro se n’è andato alla fine del primo tempo. Ma l’Inter non se n’è fatta un cruccio. Stavolta è partita con le batterie ben cariche e dopo otto minuti ha messo a punto la sua partita: cross di Zanetti, testina d’oro Crespo propone uno squillo, Rubinho dimostra il suo tasso di qualità, ma non quello di una difesa dormivegliante il tanto per concedere a Cordoba di sbucar con il suo testolone e annullare la prodezza del portiere.

Il primo tempo si riassume in questo gol: sintomatico delle fatiche difensive del Genoa e della scioltezza offensiva dell’Inter che sfrutterà una mezza papera del portiere per il raddoppio all’inizio della ripresa. Punizione di Chivu, Rubinho non trattiene e Cambiasso sfrutta il solito sonno dei genoani. Ma il resto, cioè il resto della partita è stato frizzar di giocate spettacolari e di voglia di far male dell’Inter. Il Genoa ha cercato di mostrare gioco in bella copia, ma quanta nebbia davanti a Orlandoni, portiere numero tre della family nerazzurro, ma niente affatto datato dall’età e dalla lunga assenza.

Tre parate per far intuire a tutti attenzione e riflessi da prima scelta: guizzo a deviar una punizione di Leon, uscita a far scudo al calciare di Fabiano, deviazione di piede quando Figueroa ha tirato a colpo sicuro. Sono stati questi i momenti in cui l’Inter ha mostrato i difettucci suoi costituzionali che più tardi sfrutterà Konko. Poi ci sono state le sofferenze degli avversari: tante e tavolta ripagate da buona sorte. Maicon ha demolito la fascia sinistra producendo calcio di qualità e pericoli in quantità. Crespo non ha mai perso l’occasione per sfruttare le idee dei compagni anche se, dopo 10 minuti della ripresa, deve essersi sentito sprofondare, azione tra velocità e dribbling: tiro in alto nei cieli come un brocco qualunque. Non era serata. Perchè nel suo facile incidere nella burrosa difesa avversaria, il killer argentino ha sempre trovato le manine o le manone di Rubinho.

Il portiere genoano, fratello del Ze Elias che giocò in nerazzurro spesso con andatura tartarughesca, è stato reattivo e decisivo, anche se qualche sbadataggine non è mancata. In quel caso ci ha pensato la buona stella. Esempio: Leon sbuccia palla, Cesar è appostato dietro e calcia maldestramente fuori.

Che pensare? Che il Genoa era pronto a segnare ed, infatti, Konko ha sfruttato errori difensivi e la svagatezza di Chivu per dare il brivido a San Siro. Senza sapere che sarebbe bastato riveder Suazo in campo ed anche la stella avrebbe voltato la faccia. La prima azione del gattone honduregno è stato una sonata da mattatore: pasticcio difensivo genoano (vedi alla voce De Rosa) e gol esaltato dal boato di San Siro. Per poi ripetere la scena poco più tardi, quando Suazo ha rimesso la marcia in più, infilato la difesa fino a farsi stendere: rigore e gol di Cruz sono stati l’ultima cruz genoana.