Inter e Milan verso il divorzio

Uno stadio nuovo di zecca. O forse due. Per Inter e Milan l’unica certezza è che l’epoca della coabitazione nel vecchio Meazza - a un tempo troppo grande e troppo piccolo - volge ufficialmente al termine. Perché il piano entri nel vivo si dovrà attendere che il ciclo dell’economia mondiale - ai cui andamenti, ognuna a suo modo, le due compagini azionarie sono assai legate - esca dal tunnel. Ma il Comune ha già fatto sapere di essere pronto a fare la sua parte.
L’incontro che rompe il ghiaccio avviene venerdì scorso. Non al ristorante, ma all’Urban Center in Galleria Vittorio Emanuele. Nulla di ufficiale, ma i protagonisti ci sono tutti: Massimo Moratti e Adriano Galliani per le due squadre, gli assessori Giovanni Terzi (sport) e Carlo Masseroli (urbanistica) per il Comune. Tema: che futuro attende il calcio milanese nella rivoluzione urbanistica che si appronta in città, tra aree da riconvertire e volumetrie in espansione? Perché nella città da due milioni di abitanti pensata da Masseroli, ci deve essere spazio e ruolo per tutte le eccellenze cittadine: «E che Milan e Inter facciano parte a pieno titolo di queste eccellenze direi che non c’è dubbio alcuno», dice l’assessore all’urbanistica.
Di sentirsi stretti al «Meazza» non fanno mistero ormai né Inter né Milan. La ristrutturazione di San Siro ai tempi dei Mondiali del ’90 ha prodotto (a parte gli effetti nefasti sul terreno di gioco, chiedere a Gattuso) un mostro di difficile utilizzo nell’ottica del calcio moderno. E se i 40mila abbonati garantiscono una presenza più che decorosa anche nelle partite di minor cartello, è anche vero che il tutto esaurito a Milano si vede cinque o sei volte a campionato.
Così è inevitabile che nel futuro di Inter e Milan ci siano due stadi più piccoli al posto del gigante attuale. «E io penso - dice Masseroli - che due impianti possano essere una grande risorsa per la città». Ma dove? «Di scelta di aree è presto per parlare. Anche se è noto che l’assessore Terzi pensa a una cittadella dello sport proprio nell’area occidentale della città, dove si trova l’attuale Meazza».
Uno scenario probabile è dunque quello di un Meazza ridotto e ammodernato, che perda dieci o ventimila posti per fare spazio a luoghi di incontro, ristoranti, spazi commerciali e culturali che lo rendano fruibile sette giorni su sette. Questo stadio passerebbe dalle mani del Comune al patrimonio esclusivo di uno dei club: e nell’incontro di venerdì si è avuta la conferma che è il Milan a tenere di più a questo obiettivo. Come è apparso chiaro che dei due presidenti è Massimo Moratti il più aperto alla prospettiva di cercare casa altrove, in un nuovo stadio e una nuova location. A Rho c’è lo spazio, prima o poi ci saranno le infrastrutture, ma il popolo nerazzurro non si sentirebbe deportato nell’hinterland? Domande che diverranno d’attualità un po’ più in là, quando la congiuntura economica sarà più favorevole. E l’addio al vecchio Meazza entrerà forse in dirittura d’arrivo.