Inter, fuori dalla Coppa Ancora vergogna ultras

Non bastano le magie di Ibrahimovic: un solo gol non ribalta lo 0-3
dell’andata. La curva nerazzurra si schiera con quella della Juve. E
insulta ancora Zoro

Milano - A un certo punto s'è fatta largo anche la grande illusione, ma finisce con ventimila magliette blucerchiate che saltellano e telefonano a casa, in finale ci va la Samp, per quello che ha fatto a Marassi, quindi strameritatamente. L'Inter c'ha provato, Mourinho ha detto che non s'è visto gioco negli avversari, lui ci sperava che si aprissero un po' di più, ma in fondo è andata proprio come sperava lui, un gol quasi alla mezz'ora, la pressione sui doriani che saliva a livelli di allarme rosso, una curva in preda al terrore quando Ibrahimovic pochi istanti dopo il gol dell'1-0 ha sdoganato prima un colpo di testa su cui Castellazzi ha compiuto la prodezza e poi un piattone con palo interno colpito alla sinistra del portiere fermo come paralizzato. Un trittico tremendo che Ibrahimovic ha messo in campo sempre con l'assistenza di Balotelli, molto più efficace quando Murinho decide di schierare il tridente. Qualunque fosse il suo avversario, Balotelli se ne è sempre liberato con grandissima semplicità, ha lavorato sodo anche in tandem con Santon, alla prima gara veramente positiva anche in fascia destra.

Serata anche minimalista, con la curva che scende al primo anello per dare spazio ai ragazzini delle scuole e mostra il suo pensiero sui neri: «Non è questione di pelle, Balotelli uno di noi, Zoro uomo di merda». Demenziale, così come demenziale è il supporto ai cori degli ultrà juventini («Juve-Lecce a porte aperte»), e in linea con quello che ci si aspetta.

La Samp era partita forte, Cassano su tutti, palla sotto la suola, dribbling stretti, giocate da vecchio marpione, subito pericolosissimo in tandem con Pazzini. Il suo duello con Cordoba è stato il meglio che ha potuto offrire l'avvio di questa semifinale. Poi lentamente la Samp e Cassano sono spariti, i tre lì davanti hanno iniziato a fare un gran mucchio al limite dell'area e tutta la squadra è indietreggiata inesorabilmente. L'impresa nerazzurra restava al limite dell'impossibile, ma la gente si divertiva e ci credeva.

Anche José che a inizio ripresa operava due cambi, fuori Vieira e Cruz, dentro Cambiasso e Crespo. Ma il secondo tempo è stato molto più equilibrato, la Samp ha ripreso un filo di gioco, Maxwell ha rinviato di testa e sulla linea una conclusione di Campagnaro, poco prima dello show fra Cambiasso e Cassano che invitava la sua curva a incitare i doriani. L'argentino gli ha ricordato che questa era la casa dell'Inter, meglio stare calmi, Cassano non ha ascoltato il consiglio e si è messo in una posizione pericolosa. Ci ha pensato Mazzarri, fino a quel momento nervosissimo e agitatissimo, a toglierlo dai guai, sostituendolo. Ma a quel punto mancavano ormai undici minuti e anche José Mourinho si giocava tutto, proprio come aveva anticipato, Materazzi quarta punta, anzi centravanti puro alla ricerca del secondo gol che avrebbe creato una situazione praticamente incandescente.

Ma questa è stata comunque una semifinale che dà un senso a questa coppa, macchiata da Materazzi che nel finale si fa sbattere fuori dal modesto Orsato che è riuscito a non far danni, ha distribuito gialli per trequarti d'ora poi improvvisamente si è fermato. Mourinho non ha gradito, ha detto che se una finale si conquista a questo modo allora lui non ci sta. Questa si chiamava coppa Mancini, normale che José ieri sera abbia sofferto un po'.