Inter tra i misteri di Mancini e la caccia al primo posto

Il tecnico sempre alle prese con il rinnovo del contratto: «Non ci siamo ancora incontrati». Il presidente a Monaco per studiare l’Arena in vista del nuovo stadio: «La vera coppa inizia a febbraio»

nostro inviato a Monaco
Attanagliata dall’impossibilità di essere normale, l’Inter cerca sempre un modo per rendersi più frizzante la vita. Undici successi di fila cominciano a essere bieca normalità, l’aver strada già spianata per la qualificazione in Champions è conquista passata agli archivi: stasera, a Monaco, ci sarà solo da decidere chi finirà in testa fra nerazzurri e Bayern. Troppo poco per tener alta la tensione, anche se Moratti e Mancini hanno chiesto attenzione e dedizione massima (pure gli aspetti economici non sono secondari). «L’Europa che conta è quella che comincia a febbraio», ha messo in chiaro il patron.
Dunque meglio dedicarsi al «dietrolequinte», dove invece serpeggia un senso di insofferenza quando si parla del contratto di Mancini, che scadrà a giugno. Certo, in questo momento l’Inter sta filando come una formula uno, perché mai tanti cattivi pensieri? Ieri Moratti ha sorvolato con una battuta che potrebbe rappresentare sicurezza massima o totale incertezza. «Il contratto di Mancini? È un mistero e rimane un mistero». Detto così, potrebbe far pensare: l’ho già in mano e mi diverto a giocare con i dubbi.
Però, quando la palla è tornata al tecnico, la battuta è stata accettata per tale, ma il discorso si è fatto più preciso. «Non mi preoccupo del contratto, perché non me ne sono mai preoccupato: nemmeno da giocatore. Un posto per lavorare penso di poterlo trovare. Credo in quello che faccio e voglio vincere. Invece mi dà fastidio che altri parlino del contratto, dicendo cose inesatte e stupide. Per esempio, si dice che ho fatto richieste allucinanti. Non è vero e non ho mai incontrato nessuno per parlare di queste cose». Riferimento non a Moratti, ma alle voci di dentro che imperversano nell’ambiente interista: problemi con il medico (è successo anche ad altri allenatori), una convivenza non sempre serena con Branca sulle questioni tecniche, qualche focolaio di spogliatoio. Niente di nuovo. È pure vero che Mancini non ha fatto salti di gioia, la scorsa estate, quando Moratti contattò Capello. E nemmeno a inizio stagione, quando il patron e il suo entourage si sono spaventati per la pessima partenza in Champions e qualche problema in campionato. Erano già pronti i piani alternativi.
Non è detto che il tecnico voglia restare. Non ha nemmeno depositato l’accordo che gli garantiva un altro anno in caso di scudetto. Tanto dipenderà dalla Champions: Mancini quest’anno sogna di vincere tutto. In quel caso vorrebbe rimanere a ogni costo per il gusto di giocare l’Intercontinentale.
Stasera a Monaco, nello stadio gioiello di modernità e tecnologia che sembra ricoperto da mille bolle blu o rosse, l’Inter si prepara a chiudere il discorso che a Milano pareva naufragare. Dopo quella sconfitta (2-0) Mancini disse: «Con tre successi si passa». Ora ribadisce: «Ci credevo perché abbiamo perso contro il Bayern in dieci, regalando Ibrahimovic. La squadra mi aveva dato fiducia. Speravo bastassero tre vittorie e così è stato». Oggi quella squadra è molto più solida, sostanziosa e convinta. «E appartiene pure a Facchetti», ha sottolineato Moratti. «Lo rassomiglia nel carattere, nell’equilibrio, nella calma e nella pazienza». Inter che Mancini rimescolerà magari dando respiro a Cambiasso o Stankovic, rispolverando Recoba nel secondo tempo. Squadra per vincere. Al Bayern basta un pari. «Ci serve il primo posto per giocarci il ritorno degli ottavi a San Siro», ha spiegato il tecnico. Magari per evitare qualche tranello: sono già qualificate prime Liverpool, Valencia e Lione. Ma fra le seconde compare il Real Madrid. Ci sarà Moratti, incuriosito dall’Allianz Arena, un modello per lo stadio da costruire a Milano: serata di studio in ogni senso. Qui a Monaco è stato grande Giovanni Trapattoni, che ha fatto grande anche l’Inter dei record e con quella squadra vinse anche qui. Vanno di moda i paragoni. Moratti ha riassunto per tutti: «Stesso carattere, stessa qualità e due ottimi allenatori». Mancano solo una firma e un successo.