Inter, Juve, Milan: per le tre grandi c’è una piccola Italia

Posti contati per gli azzurri nei club trainanti. Nerazzurri da record: possono mandare in campo undici stranieri

Alessandro Ursic

I tifosi esultano e gli appassionati già si leccano i baffi. E Lippi? Cosa pensa il ct della Nazionale dell’arrivo di Figo e Vieira, tanto per limitarci ai due colpi più sensazionali dell’estate pallonara italiana? E poi fossero solo loro, i rinforzi stranieri delle tre «grandi»: ma no, ci sono anche Pizarro, Samuel, Solari, Jankulovski, Mutu. Ciò vuol dire che a confrontarsi ad alti livelli, nel nostro campionato e in Europa, ci saranno sempre meno azzurri. A dieci mesi di distanza dai Mondiali di Germania, difficilmente il bel Marcello starà facendo salti sulla sedia.
Basta dare un’occhiata alle prossime probabili formazioni di Juve, Milan e Inter. I titolari bianconeri in Nazionale sono quattro: Buffon, Cannavaro, Zambrotta e Camoranesi, che sarebbe tra l’altro argentino. Identica situazione al Milan, con Nesta, Gattuso, Pirlo e Gilardino, unico grande acquisto italiano del precampionato. Ma è l’Inter a essere sempre meno azzurra. Già era la più multinazionale delle grandi. Ora gli arrivi di Samuel e Julio Cesar toglieranno spazio agli unici papabili nazionali, Materazzi e Toldo. Morale: scegliere i 23 convocati per Germania 2006 vorrà dire mettere insieme un po’ di Juve e Milan, nulla o quasi dell’Inter, qualche pezzo pregiato di una Roma non più ai livelli di qualche anno fa, e spruzzate varie di squadre di seconda fascia come l’Udinese, il Palermo, la Fiorentina, la Sampdoria, forse la Lazio.
Sarà uno squadrone che se la giocherà con brasiliani e argentini, sparpagliati nei campionati più competitivi d’Europa? Lo dirà il campo. Ma è un fatto che essere catapultati contro i più forti al mondo dopo aver giocato tutta la stagione in una squadra di provincia non è facile. Il salto si può sentire, eccome. E se diamo per vero che il divario tra le grandi e le piccole squadre sta aumentando di anno in anno, allora la conclusione non è piacevole per la nostra Nazionale: la maggioranza degli azzurri gioca nella parte bassa del tabellone.
Insomma, è finita l’epoca delle Nazionali formate dai blocchi dei grandi club. Guarda caso quelle che hanno avuto più successo. L’Italia di Bearzot ai mondiali di Spagna si basava su un nucleo juventino, e per quelle che hanno perso contro il Brasile nel 1970 e il 1994 la filosofia era la stessa: Valcareggi puntava sui blocchi di Inter e Cagliari, Sacchi sui giocatori del Milan che aveva lui stesso allenato prima di diventare ct. I calciatori dei club più forti che diventano l’ossatura della selezione nazionale: non fa una piega. Perché intanto sono abituati a giocare insieme. E soprattutto perché lo fanno al vertice.
Lippi, diventato commissario tecnico dopo il flop degli ultimi Europei, si è trovato di fronte alla situazione opposta. Ha il compito di riportare la Nazionale al successo in una grande competizione, dopo una siccità di 24 anni. E finora ha scandagliato mezza serie A: sono già 54 i suoi convocati (Bearzot in nove anni ne chiamò 58). Per farsi un’idea di tutti i giocatori, certo, e perché se convochi i migliori per un’amichevole con l’Ecuador questi vengono quasi controvoglia. Ma anche perché Lippi sa che deve impostare la Nazionale dei prossimi anni, e ha bisogno di facce nuove e motivate.
Il problema è capire cosa hanno visto finora, queste facce. Il più convocato da Lippi è stato Manuele Blasi, 9 volte azzurro su 9 partite del nuovo ct. Ma in compenso una stagione da comprimario nella Juve, e ora con l’arrivo di Vieira potrebbe anche essere ceduto in una squadra dove possa giocare di più. Nell’ultima tournée azzurra di giugno in Nordamerica, il blocco più numeroso era quello del Palermo, con sette presenze. Altri tre venivano dall’Udinese, due a testa da Fiorentina, Lazio e Cagliari, e poi cinque da altrettante squadre di seconda – e terza – fascia.
Quindi, cari Figo e Vieira, benvenuti nel campionato che una volta si autodefiniva «il più bello del mondo». E che poi, quando le squadre spagnole primeggiavano in Europa e le star straniere migravano altrove, è diventato «forse non è il più bello ma è il più difficile». Almeno fateli maturare in allenamento, questi giocatori italiani a cui soffierete il posto. Finita l’epoca dei blocchi, non vorremmo che la nostra Nazionale nei tornei che contano ne cominciasse un’altra: come a Euro 2004, quella dell’eliminazione al primo turno e del ritorno a casa anticipato. Quello sì, in blocco.