INTER-LIVERPOOL Perché potrà finire come 33 anni fa

da Milano

Ciccio Moriero, due stagioni all’Inter a fine anni Novanta, quando è stato richiamato in panchina da Gigi Simoni lo ha guardato malissimo. Mentre esce dal campo gli fa: «Poi ne parlo al presidente, non finisce qui». Gigi ha abbassato il capo ma Massimo Moratti era lì a bordo campo e ha sentito tutto, anche se c’era Salvatore Fresi che gli parlava fitto fitto nell’orecchio. Pioveva, uggiosa domenica pomeriggio milanese, Djorkaeff più in palla del 23 maggio del ’99 quando lasciò con l’ultima a Venezia, Pino Zé Elias alla prima assoluta senza cartellini gialli, Sosa sulla fascia ogni tocco un urlo, c’è stato perfino un volo plastico sul primo palo di Castellini, cinque minuti a tutto campo dell’icona Gianfranco Bedin e uno svenimento in area di Fontolino Fontolan, più magro di dodici anni fa.
Marco Branca c’ha provato ma ha desistito dopo pochi minuti, atterrato da uno stiramento all’adduttore, l’unico che abbia chiesto un ascensore per lasciare il Meazza, e poi Garlini furibondo con il Mancio che ha sbagliato un gol solo davanti a Pagliuca e non gliela dava. In una partita così il risultato poteva sbloccarlo solo uno come Felice Centofanti, e così è stato, prima del gol di testa e in tuffo di Ivan bam bam Zamorano. È stata proprio una bella festa con cornice, in attesa della partita del Centenario quella vera, domani sera, stesso prato. E se l’Inter di oggi preoccupa, quella di ieri ha ancora qualcosa da dire: «Da qui mi sembra di non essermene mai andato, il pubblico di San Siro è unico e può decidere la partita. Vincerla non è impossibile, prima di tutto ci vuole che il pubblico arrivi almeno due ore prima e cominci... tum-tum-tum». Ivan Zamorano, uguale, dice che pagherebbe per scendere in campo almeno un quarto d’ora: «L’Inter può farcela, io penso sempre positivo». Spillo Altobelli è più introspettivo: «Il calcio è cambiato, rispetto a noi i calciatori di oggi mi sembra siano più forti fisicamente e anche mentalmente, altrimenti non riuscirebbero a sopportare la pressione che hanno attorno. I nostri li sento molto tesi, con il Liverpool spero di essere sugli spalti e poi spero nei ricorsi storici». Franco Selvaggi, campione del Mondo, una stagione a metà anni Ottanta dice: «La partita mi sembra fra le più difficili soprattutto per il pericolo di prendere una rete. Loro non sono così forti e sono stati abbastanza fortunati. Punto forte su Maicon e Ibrahimovic». Silvano Fontolan, fratello di Fontolino, stopper vecchio stampo, ha una curiosa teoria: «L’uscita dalla Champions del Milan ha tolto il 50 per cento di pressione. Adesso ci sono meno confronti con loro che in passato hanno creato più di un problema. Il Milan è fuori e ora non resta altro che entrare in campo e spararle tutte per dimostrare il valore di questa squadra che non è inferiore al Liverpool».
Mandorlini, uno stacco di testa anni ’90 su Mancini, incrocia le dita: «Non voglio aggiungere altro, spero solo di recuperare un biglietto per domani. Loro? Sono forti». C’era anche Angloma, su di lui girava la voce che si togliesse almeno dieci anni, oggi ne ha 43 e non ne dimostra trenta: «Partita molto difficile, quel 2-0 è pesante. Ma nella vita anche le cose difficili sono possibili. Un pronostico? 3-0». Scanziani, il farmacista, non sfugge al suo destino e pesa: «Sulla vittoria dell’Inter giocherei tutto, sul passaggio del turno ho delle perplessità. Loro sono in eccellenti condizioni fisiche, noi molto meno e questo mi preoccupa». Carlo Muraro si è evoluto, adesso svaria e gioca dietro: «Si corre meno, ho corso tanto sulla fascia che adesso mi riposo. Ma auguro a tutti di diventare famosi come capitò a me in coppa dei Campioni dopo un gol alla Stella Rossa a Belgrado. A Milano avevamo pareggiato, al Maracanà vincemmo con un mio gol, ne ho fatti 55 con l’Inter, ma la gente si ricorda solo di quello. Alla sorte chiedo di farci segnare un gol subito, altrimenti si qualificano loro». Il grande Gianfranco Bedin una coppa dei Campioni l’ha vinta con Herrera: «Non metto in dubbio le qualità del Liverpool ma penso a una sola cosa: fino all’85’ noi in inferiorità numerica eravamo sullo 0-0. Giochiamo questi 90 minuti sfruttandoli tutti, come hanno fatto loro».
Vigilia molto tesa, al Mancio ieri in campo non è riuscito niente, praticamente impossibile; il Liverpool è a Milano, l’Inter si allena nel tardo pomeriggio. Ci vorrebbe un gol subito, magari da uno che arriva da dietro, tipo Centofanti ieri: «Io? Un pronostico? Ma io ho sbloccato il risultato». E va via veramente felice. Ecco, magari servirebbe anche un po’ di questo.