«Inter mai così forte È serena e matura vincerà a mani basse»

Claudio De Carli

«San Siro? Il ricordo più bello. Qui ho vinto un campionato, quel giorno ho parato un rigore a Matthäus e abbiamo battuto l’Inter. Grande Samp, a San Siro ho vinto la partita più importante della mia carriera e non me lo scordo».
Gianluca Pagliuca torna a Milano, un po’ felice, un po’ curioso, con quella faccia un po’ così che hanno quelli che hanno giocato a Genova: troppi ricordi?
«Il giorno dopo la cessione al Bologna Moratti mi disse: ho commesso un errore. Io sapevo che non aveva deciso lui. Ora sono contento per quello che sta succedendo all’Inter e non sono d’accordo con chi sostiene che lo scudetto a tavolino sia un fattore condizionante. Vedo i giocatori dell’Inter più determinati, più tranquilli e mi sento di dire che diventeranno campioni d’Italia a mani basse».
Qualcosa poteva portare a casa anche la sua Inter?
«Intanto abbiamo vinto una coppa Uefa che otto anni fa non era la coppetta declassata di oggi. Poi un’altra finale maledetta con lo Schalke 04. Quell’anno eravamo molto forti, senza sviste arbitrali clamorose avremmo vinto meritatamente anche lo scudetto. E invece vai a Torino, Iuliano entra a quel modo su Ronaldo, non ti danno il rigore e perdi tutto».
Sviste?
«Chiamiamole così, anche se poi mi è venuto da pensare».
Il 5 maggio un altro scudetto gettato...
«Due storie diverse. In quella stagione avevamo contato almeno sette punti in meno per decisioni arbitrali. Noi in quella stagione meritavamo lo scudetto, il 5 maggio è stata colpa dei giocatori, sono arrivati tutti cotti e gli arbitri non c’entrano proprio. Ero a Bologna e me la ricordo bene quella giornata perché la sconfitta dell’Inter ci lasciò fuori dall’Uefa. Noi giocavamo a Brescia, abbiamo perso e finimmo in Intertoto, doppia delusione».
Via Ronaldo è arrivato Adriano...
«Non facciamo paragoni. Adriano ha tutto il tempo per guarire con calma perché ora nell’Inter ci sono grandi attaccanti. Ronaldo era Ronaldo».
Cruz è un grande?
«Ci ho giocato assieme tre anni a Bologna. Appena arrivato i tifosi lo contestavano, adesso tutti lo scoprono, ma lui è uno serio, forte e completo».
È cambiata l’aria attorno all’Inter?
«Prima l’affronto sul campo col mio Ascoli e poi ve lo dico. Ma mi sembra fatta da un gruppo di giocatori molto maturi, difficile che sbaglino due volte. Il campionato è diverso, credo che Milan e Juventus avessero certi poteri e ora l’Inter ne deve approfittare, questo è l’anno buono anche per mettere a tacere tutte le voci maliziose. La maturità della società è il passo più importante, l’Inter sarà sempre sotto il fuoco della critica ma ormai dovrebbe aver capito che deve accettare questa situazione, se perde le saltano tutti addosso, non ci sono alternative. È così anche per il Milan, Kakà è stato criticato fino all’inverosimile, Gilardino idem, poi hanno segnato e ora si cercano altre vittime. E poi non vedo la concorrenza intorno all’Inter, il Milan è penalizzato, il Palermo è una buona squadra ma non so se tiene, con la Roma c’ho giocato quest’anno con l’Ascoli e se l’arbitro non convalida all’ultimo minuto un loro gol con Mexes in netto fuorigioco, sbanchiamo l’Olimpico».
Ma l’Ascoli è già predestinato alla retrocessione?
«Siamo martoriati dalle decisioni arbitrali. Io li vedo più rilassati rispetto a prima e meno condizionati, poi ci sono anche tanti arbitri giovani ma non capisco perché li mandino a fare esperienza proprio da noi. Non vedo in giro fenomeni, forse un giorno lo diventeranno, ma non c’è solo l’Ascoli da arbitrare, che li mandino in giro».
Oggi?
«Mi aspetto il salutone della curva, è sempre stato così. Poi non sono queste le partite da vincere, il campionato è lungo, perdere a San Siro non è una tragedia, ma se gioca l’Ascoli di Roma può scapparci la sorpresa. Per noi non sarà una tragedia perdere, per l’Inter non lo sarà se non vince, anche se poi lunedì tornerà il tormentone».