Inter, Mancini querela: 3,5 milioni dal Giornale

L’ex tecnico dell’Inter cita il nostro giornale con accuse stravaganti: "A Milano situazione insostenibile per il raffronto con il mio successore. Sarò costretto a traslocare, ma a Roma a casa mia ci sono i colombiani..."

Milano - Io, l’allenatore più vincente della storia dell’Inter, licenziato ed offeso per colpa dei giornali. Io costretto a lasciare Milano per non subire, giorno dopo giorno, il confronto con Mourinho, il mio successore. Io che non posso tornare a Roma perché ho affittato (sottocosto) la mia casa ai colombiani. Io che ho solo una possibilità su dieci di tornare ad allenare nel calcio che conta. Io che, nonostante tutto, da Massimo Moratti continuo a prendere lo stipendio.

Dopo quasi cinque mesi di silenzio, parla finalmente Roberto Mancini. Non lo fa con un’intervista. Per portare alla luce le sue amarezze, il tecnico di Jesi sceglie un veicolo inconsueto. È un atto giudiziario, la citazione, con richiesta di danni multimilionaria, notificata ai quotidiani che in primavera riportarono la notizia delle telefonate - intercettate dalla Procura Antimafia milanese - tra il mister nerazzurro e un pregiudicato indagato per narcotraffico. È un genere letterario in genere arido, quello delle citazioni giudiziarie. Invece Roberto Mancini affida alla carta bollata inattesi squarci di luce sul suo stato d’animo dopo l’esonero.

Io, il più vincente di tutti
«A pochi giorni di distanza dalla terza vittoria dello scudetto, conseguita sempre sotto la guida dello scrivente (risultato che nessun altro allenatore prima di allora aveva mai ottenuto), il presidente Moratti annunciava la decisione di revocare il contratto di prestazione sportiva, rinnovato nel 2007 e che vedeva l’allenatore legato alla squadra per altri quattro anni. La società sollevava dall’incarico il signor Mancini nonostante i tre scudetti consecutivi vinti (l’Inter non vinceva lo scudetto dalla stagione 1988/1989), due Coppe Italia (l’ultima vittoria risaliva al 1981/82) due Supercoppa di Lega (l’ultima era stata vinta nel 1989)». Il licenziamento scatta «nonostante il signor Mancini, sin dal primo anno di lavoro, avesse riportato la squadra ammiraglia, dopo un lungo periodo di amari insuccessi, agli antichi fasti».

Brescia, sarto da sempre
«Mancini & C. furono intercettati perché interlocutori casuali del Brescia, di professione sarto, da anni (ben da prima, quindi, dell’arrivo del Mancini alla guida dell’Inter) assiduo frequentatore della Pinetina».

Mai più così ben pagato
«Considerato che in Italia esistono soltanto 4 club di calcio che retribuiscono gli allenatori con elevate remunerazioni (Inter, Milan, Juve e Roma) è lampante per chi conosce la cronaca calcistica che mai e poi mai l’esponente, almeno per i prossimi 5-10 anni, troverà lavoro alle medesime condizioni economiche concesse dall’ex datore, quanto meno in Italia. Questo, quindi, significa già che dovrà scegliersi una occupazione all’estero. Ma non è tutto. Club europei del livello dell’Inter si possono trovare soltanto in Spagna (nell’ordine di due) e in Inghilterra (nell’ordine di due). Insomma la possibilità per Mancini di mantenere il tenore di vita goduto in questi 4 anni è legata ad un filo: diciamo che esistono 10 possibilità su 100».

Ma lo pagano ancora
«Se Mancini trova un nuovo incarico, perde immediatamente lo stipendio che continua a percepire dall’Inter; ma se resta fuori dal giro troppo tempo, proprio perché magari non vuole accettare emolumenti di importo economico inferiori, rischia di veder bruciare e frantumare una carriera unica e strepitosa fino al maggio 2008»

Via da Milano per colpa sua
Mancini «nel capoluogo lombardo, sede dell’Inter, è costretto a subire immediatamente il confronto con la nuova gestione dell’allenatore Mourinho. Tale insostenibile situazione determina l’impellente necessità per il signor Mancini di trasferirsi da Milano verso una destinazione ancora indefinita».

La casa affittata all’ambasciata
«Il signor Mancini prevedendo di rimanere a Milano almeno per il prossimo anno, ha concesso in locazione all’Ambasciata di Colombia la propria abitazione romana per un periodo di anni 4+4». Il tecnico chiede quindi che venga risarcita anche «la differenza tra il canone percepito per l’abitazione romana della famiglia Mancini (inferiore al valore di mercato) e quello che dovrà versare per risiedere in altra abitazione comunque adeguata al proprio stile di vita»

Finora nessuna offerta
«Il signor Mancini, nonostante le indubbie capacità professionali che ne hanno fatto, nel giro di pochi anni, uno dei più noti e stimati protagonisti del calcio mondiale, allo stato non ha ricevuto proposte di lavoro da parte di club di rilevanza internazionale stante il clamore derivante da una squallida vicenda di basso giornalismo, e per tornare ad allenare dovrà accettare offerte economiche molto meno vantaggiose».

La solitudine di Mancini
«Lo stress psichico connesso alla diffamazione ha compromesso lo stato d’animo e le relazioni interpersonali con parenti e amici \ la permanenza a Milano espone il signor Mancini alla sofferenza di vivere in una città dove non può contare su relazioni personali di natura affettiva, se si escludono sua moglie e i suoi figli».

Il calo di concentrazione
«La diffusione della notizia diffamatoria precede di pochissimi giorni la partita decisiva per l’assegnazione dello scudetto, con comprensibile compromissione del livello di concentrazione che un allenatore deve mantenere in tali occasioni».

«Una coltre di silenzio»
Il danno è dimostrato anche «dalla drastica riduzione della visibilità dell’allenatore, il quale appariva quotidianamente sui principali quotidiani nazionali ed esteri per i suoi successi professionali, mentre adesso è costretto a patire una coltre di silenzio».