Inter nei guai per la patente di Recoba

Borrelli apre un’inchiesta: reato prescritto per il giocatore, ma la società rischia una penalizzazione

Riesplode il caso passaporti-Recoba. Dopo la insistita denuncia di Sergio Colautti, gestore del sito www.orgogliobianconero.it, che ha inviato due esposti a Figc e Procura di Roma, il Commissario Guido Rossi ha dato incarico a Francesco Saverio Borrelli, capo Ufficio indagini, di aprire un fascicolo. Breve riepilogo: il 6 aprile 2000 scoppia passaportopoli con il caso Veron, accusato di aver presentato documenti falsi per ottenere il passaporto italiano. Le indagini si allargano quando il 13 settembre 2000 alla frontiera di Varsavia vengono bloccati Warley e Alberto dell’Udinese in possesso di passaporti falsi.
Coinvolti anche altri giocatori tra cui Recoba, Dida, Roque Junior, Assunçao, Bartelt. Veron viene poi assolto, mentre Recoba si prende un anno di squalifica ridotto a 4 mesi dalla Camera di conciliazione Coni. Il 25 maggio 2006 Recoba e Gabriele Oriali hanno patteggiato davanti al Gip di Udine, Giuseppe Lombardi: i sei mesi sono diventati 21.420 euro di sanzione pecuniaria per concorso in falso e ricettazione (la patente del Chino era stata rubata a Latina), mentre i 4 mesi sportivi si sono trasformati in lavori socialmente utili. Ma i tifosi juventini hanno ipotizzato un illecito sportivo (articoli 8 e 13 cgs) e nell’esposto hanno chiesto la retrocessione in B dei nerazzurri.
«Per Recoba il reato è prescritto perché sono passate 2 stagioni - afferma l’avvocato Mattia Grassani, esperto di diritto sportivo -. L’Inter e Oriali invece rischiano perché per loro la prescrizione è di 4 stagioni e vale il principio della responsabilità oggettiva. Teoricamente, se l’Inter venisse deferita rischierebbe fino all’esclusione dal campionato. O almeno un po’ di punti di penalizzazione. Ma tutto questo mi sembra singolare».