Inter, un pareggio che è quasi un premio

I nerazzurri nel primo tempo stanno a guardare e il portiere ferma Cristiano Ronaldo. Ibrahimovic non punge, Adriano senza mira. E alla fine il pareggio è quasi un premio

E poi dicevano bastasse avvelenare la birra con un panino, giusto per appesantire lo stomaco di quelli del Manchester. Accadeva ieri pomeriggio in centro a Milano, anche perché José Mourinho aveva detto che quelli li conosceva bene, che non sarebbero mai venuti a San Siro per vincere. Magari pareggiare, ma vincere mai. E allora vai col panino avvelenato, ma poi scopri che la birra quelli del Manchester se la sono portata da casa e che allora son dolori, perché se in campo c'è una squadra campione del mondo e un'altra che studia ancora, la differenza c'è. E si vede. Insomma c'è chi è un Pallone d'Oro e chi vorrebbe diventarlo, chi gioca da 23 anni sulla stessa panchina e ne ha viste tante, ma così tante, che lasciar fuori Rooney e Tevez in una partita così non vuol dire nulla. Anzi vuol dire tanto. Vuol dire in pratica un centrocampo a prova di bomba, dove Muntari si perde dopo pochi secondi mentre gli altri, quelli con la birra in corpo, girano che è un piacere. Per fortuna che c'è chi ha Julio Cesar e meno male che è l'Inter, perché nei primi 30 minuti di lezione impartita da Sir Alex Ferguson il rapporto tra il portiere brasiliano e Sua Maestà Ronaldo si fa intenso, troppo. Tanto che comincia dopo 5 minuti con un colpo di testa che Julio aggancia d'istinto e prosegue fino a quel pallone deviato sul palo esterno, su punizione del solito portoghese d'Oro, che comincia a far innervosire un po' San Siro. In mezzo c'è pure un salvataggio su Giggs lanciato da un buco di Rivas, mentre l'Inter gioca solo per i piccioni e il Manchester ogni volta che avanza fa venire i brividi, ed è inutile accusare il freddo. Risultato: con Ronaldo appollaiato inevitabilmente dalle parti di Santon - che comunque qualche piccola vendetta sul rivale riesce a togliersela - il fischio che ferma il primo tempo è una liberazione. Perché il tabellino dei tiri in porta fa 11 per lo United, perché succede perfino che Toldo si fa ammonire in panchina e l'impressione che lo 0-0 sia bugiardo è sulla faccia di tutti, compresa quella di Maicon, che dovrebbe essere l'arma in più dell'Inter ma non si affaccia quasi mai oltre la metà campo. E poi c'è Ibra che studia ancora, ma capisce che nel calcio non si finisce mai di imparare. Lo sa anche José Mourinho che comincia la ripresa iniettando Cordoba per l'azzardo di troppo Rivas. Sir Alex probabilmente si gode la scena, il suo allievo costretto a correre ai ripari, ma i suoi sembra abbiano finito la birra speciale e quando Adriano usa le ciabatte dopo una finta di Ibra, è forse il segnale che non è più il caso di restare in pantofole. E allora Adriano lamenta perfino un rigore per una spinta di Ferdinand, l'Inter comincia ad affilare i tacchetti, la folla tira fuori la voce, perché San Siro strapieno come mai vuole vivere la sua notte da Champions. Insomma: perfino Park, il più rompiscatole dei Diavoli Rossi, comincia a dare segni d'insofferenza. In pratica: l'Inter attacca e questa è una notizia. E soprattutto abbandona il gioco delle torri per giocare finalmente a calcio. Per carità, Ronaldo è sempre uno spettacolo e Zanetti deve spazzare un pallone che fila davanti alla porta, ma Santon fa vedere al Pallone d'Oro che qualche numero ce l'ha pure lui da tirar fuori dall'agendina e la partita diventa vera, intensa e soprattutto equilibrata. Anche perché l'Inter rischia, persino di prendere gol, però almeno rischia e lo fa ancor di più Mourinho che sul tavolo butta Balotelli e Cruz per Adriano e Muntari, dando il segnale. E così accade che su angolo di SuperMario Cambiasso tiri fuori la palla dalla porta anziché metterla dentro, solo un’illusione ma che dà coraggio. Perché se lo 0-0 finale è forse un premio, resta il fatto che tra quindici giorni nel Teatro dei Sogni ci si potrà anche provare. Ma sarà meglio avere la birra.