Inter più grande che mai Eto’o è il suo re leone e la consacra nell’Olimpo

È arrivata. Ora sono cinque. Cinque coppe, cinque storie da raccontare ai nipotini. I nonni saranno contenti: hanno rivisto l’Inter in cima al mondo. I figli e i nipoti anche di più: finalmente hanno capito l’effetto che fa. Da Moratti a Moratti, mai così grande l’Inter, ed è questa la novità della sua storia. Solo il Barcellona è riuscito a conquistare una coppa in più nel giro di dodici mesi. Sempre ammaliante Samuel Eto’o, e sono 19 i gol del re leone che si porta in groppa questa squadra. Mai così convincente Benitez che prima ha vinto, poi ha parlato. Ha rischiato del suo per arrivare fin qui, ha rischiato della sua credibilità calcistica nel cercare una formazione, Stankovic in panchina, Pandev e Thiago Motta in campo, che rivoluzionava certi valori (anche della partita precedente) visti sul campo.
Sorriderà Mourinho, che già prima della partita non aveva fatto mancare il suo verbo. Ma potrà sorridere anche Mancini. La fine di una favola, e di questa storia, appartiene soprattutto a questi tre tecnici. Ciascun per il suo, ognuno ha costruito qualcosa e qualche volta Moratti ha rischiato di disfare tuto. Non è un caso se ieri, mentre i giocatori facevano festa e il presidente chissà cosa stava pensando per il prossimo anno (c’era Capello in tribuna), Benitez ha messo tutti sull’attenti dopo aver subito troppe critiche. Non ha rovinato la festa, ma ha fatto sapere al polemico presidente: io ho sopportato tutto con educazione, adesso fammi vedere di che pasta sei fatto!
L’Inter è rispuntata laggiù nel deserto, è ripartita per scalare a velocità da grande squadra il tetto del mondo. Dopo 45 anni, eccola di nuovo che fa ciao. Ha vinto bene, ha vinto alla grande, ha trovato due formazioni che si sono liquefatte davanti al suo peso calcistico. I congolesi del Mazembe non sono stati in partita per almeno 60 minuti. Hanno subito, accettato, conosciuto la legge del più forte. L’Inter è tornata la più forte. Samuel Eto’o l’ha resa tale, gli altri hanno seguito. Benitez ha provato una formazione che voleva mettersi al riparo dalla forza fisica degli africani, rallentare il ritmo nel caso cominciassero a correre come gazzelle. Ha scelto pensando di usare almeno tredici uomini in tutta la partita. Sapeva che Maicon gli avrebbe dato poco, ma uno come lui mette sempre paura. Ha chiesto a Eto’o di fare il play maker sulla sinistra con licenza di uccidere e così è stato: il primo assist-lancio è stato degno del miglior Corso-Rivera-Pirlo-Baggio. Palla filtrante per Pandev e l’Inter, a quel punto, ha capito che la stella stava con lei. Il più sbadato goleador nerazzurro (quest’anno ne ha sbagliati troppi) ha infilato la palla con chirurgica freddezza. E l’Inter è andata.
Il 2-0 è nato dalla generosa percussione di Zanetti finita sul piede del micidiale Eto’o. Il terzo dall’intuizione del riesumato Stankovic per mandare in gloria anche Biabiany, un altro giocatore nato punta, ma che finora non ci aveva mai visto bene. E aveva tirato anche poco.
Insomma se vogliamo parlare di miracoli, ce ne sono stati di ogni specie. Compresi gli errori fatti da Diego Milito: tre occasioni da gol, una più facile di un rigore e tre ciccate. Non è momento, non è stagione, la buona stella non ne vuol sapere. L’anno scorso il Principe fu decisivo, quest’anno.... Così passa la gloria del mondo. Ma non quella dell’Inter, che non ha trovato avversari da far rizzare i capelli, il valore tecnico del mondiale forse non è stato assoluto, ma conta vincere. E oggi l’Inter ha in bacheca la terza coppa mondiale, ha vinto ricordando Samuel, il grande assente e tanto vale in uno spogliatoio per far intuire quanto valgano i rapporti interni, è diventata più grande che mai. Quell’altra ha vinto due Intercontinentali di seguito, ma non cinque in una stagione. Però quella ruggine che affiora in ogni chiacchiera di Moratti e Benitez (anche ieri) può rovinare tutto. L’Inter dell’allenatore non ha tradito. Vediamo se non la tradisce il suo presidente.