Inter, quel fenomeno di Eto’o Lazio al top, Del Piero fa 178

Per i nerazzurri difesa imperforabile come ai tempi di Trapattoni. Benitez: &quot;Voglio rinforzi&quot;. <strong><a href="/sport/hernanes_e_floccari_lazio_davanti_tutti_ma_non_caso/18-10-2010/articolo-id=480837-page=0-comments=1">La capolista Lazio passa a Bari
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Ricorderà mai, Josè Mourinho, quel signore (leggasi ovviamente arbitro) al quale fece il gesto delle manette? L’operato del poveretto (cartellini rossi a Cordoba e Samuel), scandalizzò lui ed anche l’Inter. E allora cosa avrebbe detto ieri quando, quello stesso signore, ha fischiato e tutti fermi. Perché mai? «Qui non si gioca, se sulle tribune non smette quell’ululare contro Eto’o», ha detto il signor Paolo Tagliavento, anni 38, fischietto della sezione di Terni, tutt’altro rispetto a quel «secondino» immaginato da Mou. Oggi è l’uomo che per la prima volta in Italia si è opposto al razzismo sulle curve, regolamento alla mano.

«Buuh!» razzisti, aveva annunciato con buon tempismo la telecronaca televisiva. Palla a Eto’o e partono gli ululati. Storie di naturale inciviltà nel nostro mondo del calcio, quindi anche nell’isola dei sardi che, per storia, sono pur abituati a mischiarsi con razze e popoli di lontana provenienza. E non conoscono il razzismo, come sostengono Cellino e l’allenatore Bisoli. Il campione del Camerun, fra l’altro, ha già vissuto qualcosa di simile in Spagna: e non ascoltò inerme.

Va aggiunto che Eto’o, al passivo, ha la storia di una bimba, Annie, avuta da una ragazza sarda e riconosciuta solo con la prova del Dna nel 2004: pare non le rivolga affettuosità paterne, come racconta la madre. Magari qualcuno ci ha pensato.
Però il «buuh!» è un segnale universale e l’arbitro, dopo 2 minuti e 58 secondi di partita, non ha atteso un attimo di più. Fischio e tutti fermi. Impavido come lo fu davanti al gesticolare di Mou. Due minuti di interruzione prima di ricominciare, annuncio tramite l’altoparlante dello stadio Sant’Elia. «Se non la smettete non si gioca più. Basta cori razzisti». E lo stadio ha capito.

Do you remember Balotelli? Vogliamo ancora chiederci: se un nero può essere italiano? Oppure se i «buuh!» erano razzisti o di timore per un avversario? L’anno passato, proprio a Cagliari, identiche trovate vocali, contro Eto’o e Supermario, fecero infuriare Moratti. Qui saremmo caduti nella solita commedia degli equivoci. Invece arbitro e quarto uomo hanno dato una bella prova di forza. Finalmente qualcuno che fa rispettare le regole.

L’ultima storiaccia di Genova avrà certo influito, e chi voleva intendere avrà inteso. Lady Bedy Moratti ha tenuto fede al rango, complimentandosi per la decisione. «Noi dell’Inter, purtroppo, ci siamo abituati a questi ululati, ma è la prima volta che l’arbitro prende una posizione così netta. Fa piacere vedere che un arbitro applica le regole così tempestivamente». Ecco, allora la signora faccia inviare un video a Mourinho. Così, almeno lui, troverà una chiave per togliersi le manette.