Inter, questa è proprio una figuraccia

Moratti gliel’ha tirata e ci ha preso. Figuraccia? Il Werder che vince la prima partita, segna tre reti, prende una traversa e sfiora altri gol perfino con l’Arnautovic di memoria nerazzurra, cosa induce a credere? Inutile stare a raccontarsela, il segreto dell’Inter è uno solo: al potere c’è la mediocrità. Mediocrità che trasuda in campo, altro che accusare la panchina. Quel che Moratti non vuol accettare ed ha finto di non capire. Non può essere un caso che solo giocatori di personalità (pochi) e di qualità tecnica indiscutibile (Eto’o) riescano a tirarsi fuori dall’annaspa-annaspa e da deflagranti fotografie di impotenza calcistica.
Quella di ieri era molto peggio di un’Inter sperimentale, era quel che restava di una squadra. Settima sconfitta stagionale (5a nelle ultime nove partire e 16 gol subiti), tante quante l’intera stagione scorsa. Materazzi che sente dolore nel riscaldamento e si ferma, per precauzione, racconta l’usura di un giocatore, non problemi di preparazione. Vedere Cambiasso ansimare al suo posto e Orlandoni, trentottenne portiere debuttante in Champions, è stato l’orpello allo smorfiare di Moratti e la risposta al suo «attenti alle figuracce!». Il portiere ha cercato di avvalorare la scelta di Benitez. In parte c’è riuscito. Valgano un paio di parate. Al di là del mani in alto sull’autogol di Cordoba (l’Uefa dirà: gol di Prodl), sul raddoppio di Arnautovic (si, proprio lui) e sulla angolata conclusione devastante di Pizarro.
Non sarà questa l’Inter che affronterà il mondiale per club. Ma di questa Inter vanno salvati solo Eto’o (poco servito ma sono bastati i guizzi di pochi attimi), l’eterno Zanetti e Cambiasso, non certo per la prestazione difensiva di ieri in cui si è fatto anticipare perfino da Arnautovic al momento del gol. Certo, ieri in difesa non c’era un titolare e il terzino di sinistra era Biraghi, diciannovenne alla seconda partita. Poi a destra si è schierato Natalino. A centrocampo ballonzolavano quattro uomini in eterno rischio infortunio. E davanti, Pandev è sempre più sciagurato. Ecco, per esempio, l’Inter quante partite ha giocato in 10 oppure in 9 per colpa dei suoi fantasmi sul campo? Troppe. Questa squadra non ha più grinta e cattiveria. E Moratti sbuffa, aumentando i danni.
Ormai è chiaro: tra tecnico e presidente non c’è feeling ed ora comincia ad esserci un fastidio non più sopprimibile. Il rischio rottura è sempre più vicino. L’allenatore non ha trovato collante con lo spogliatoio e, forse, si è troppo fidato delle sue capacità. Il presidente è ricaduto nei vizi antichi: mugugnante su tutto. Ieri, fra l’altro, la società ha allungato i mugugni anche contro il Comune di Milano: pensava che il “triplete“ meritasse un Ambrogino, insomma che qualcuno dei nerazzurri (Zanetti) valesse il riconoscimento. Così non è stato e sul sito nerazzurro è comparsa la protesa. Momento no, in tutti i sensi: quelli del pallone d’oro snobbano l’olandesino, proprio “ino“, Sneijder, il Comune completa l’opera. Tutto congiura, pensano all’Inter. Ma chissà non sia un segno delle stelle per rifarsi in una volta sola!
Ieri sera, più che congiura, è sembrata incapacità di gruppo. Benitez ha dato un segnale cambiando modulo di gioco, dopo aver preso sberle in abbondanza. Ma pur variando il modulo, non è variato l’assetto mentale dei giocatori in campo. Vedi l’imbarazzante Santon, il desolante Muntari, il lumacone Thiago Motta, l’ormai indefinibile (anzi inammissibile) Pandev, l’inesistenza di Nwankwo (sul colpo di testa-gol di Prodl è arrivato con riflesso da quarantenne), gli affanni di Cordoba e Zanetti (uscito, anche lui, per un colpo) che sono figli dell’età loro. Cosa rimane di questa squadra? Due pali colpiti (Cambiasso e Pandev), i soliti gol subiti per fragilità difensiva e quel che Benitez ha detto, senza parlare: questo è quanto passa il convento nerazzurro. Figuracce comprese.