Inter record: le 12 ricette di Mancini

Difesa, bomber, effetto Ibra, ma anche più Stankovic e meno Recoba dietro la straordinaria galoppata nerazzurra. La capolista gira a 51 punti, sembra imprendibile

Ha battuto tutti tranne la Juve. Dev’essere il solito ghiribizzo del pallone che si diverte a metter veleno nel miele. L’Inter con il primato di vittorie nel pedigree ha chiuso il girone d’andata a «+9», grazie all’ultimo favore del Messina? La Juve, l’anno passato, chiuse a «+10». L’Inter ha realizzato 51 punti? E la Juve chiuse con un punto in più. L’Inter ha ottenuto 16 vittorie? E la Juve ne fece 17. L’Inter è imbattuta? E qui la Juve alza le mani: inciampò nel Milan. Ora in tanti penseranno: sappiamo come sono andate storie e campionati degli ultimi anni. Vero, ma su quello dell’anno passato non ci sono prove, solo sospetti.
Senza sospetti, invece, quella meravigliosa dozzina realizzata dall’Inter. Dodici vittorie per un record, 12 ragioni per dimostrare che l’Inter quest’anno è la squadra più forte di tutte e Mancini è il collante di una storia di successo. Vediamole, non proprio in ordine di importanza.
1. Effetto Ibra. Segna come nel primo anno alla Juve (allora 9 gol alla fine dell’andata contro i 7 di oggi), ma gioca con libertà e convinzione. Delizia e colpisce. Fa sbandare le difese e mette i compagni in condizione di segnare. Fa peso in ogni senso: con il fisico e nel gioco.
2. Fisicità. Inter di corazzieri dal fisico bestiale. Gli avversari ci sbattono contro e sentono male. Quando in area sbucano sei torri c’è da preoccuparsi.
3. Bomber a orologeria. L’Inter ha il miglior attacco (stesse reti segnate l’anno scorso dalla Juve: 41) e la forza di segnare con tutti. I goleador sono puntuali: si danno il cambio ma quasi mai tradiscono. Se Crespo sta male, ci pensano Cruz o Ibra. Ed ora si è risvegliato Adriano.
4. Difesa di ferro. Udite, udite, oggi l’Inter ha la miglior difesa del campionato. Sembrava impossibile solo un paio d’anni fa. Materazzi è maturato ed è diventato il vero leader, l’assetto difensivo è stato riveduto e rinsaldato, i nuovi arrivi si sono inseriti bene. Julio Cesar garantisce parate di qualità. Mihajlovic ha dato una mano al tecnico nel completare l’opera.
5. Acquisti azzeccati. Meno Moratti e più lavoro di gruppo: questo potrebbe essere il ritornello del successo. Il patron ha limitato le sue voglie estemporanee ed ha sostenuto il lavoro e le scelte dei suoi uomini. Maicon e Dacourt sono stati un affare. Vieira e Ibra un successo ed una soddisfazione.
6. Cambio di modulo. Qui c’è tutta la mano di Mancini. Ha lasciato il 4-4-2 per affidarsi a un gioco che sfrutti tutti: meglio e di più. E ne ha cavato miglior solidità difensiva e assetto più convincente in attacco.
7. Ruoli giusti. Si può lamentare solo Figo, scaraventato dall’amata fascia dietro alle punte. Zanetti è tornato a nuova vita. Gli altri giocano dove sanno.
8. Tutti insieme... Appassionatamente. Nonostante mugugni e stizza, lo spogliatoio è più compatto, almeno negli intenti. Vogliono vincere. Per davvero. E non solo a parole.
9. Caso Adriano. Gestito con attenzione e diplomazia. Il suo recupero completo potrebbe essere il capolavoro di Mancini. Ora Adriano sa anche giocare, non solo segnare. Per giocare s’intenda muoversi meglio e in sintonia con la squadra.
10. Meno Recobate. Per «Recobata» s’intenda tutto quanto è follia e controsenso. Errori ed omissioni. Per ora Recoba è rimasto ai margini, ma anche quella filosofia che pareva un virus dell’ambiente.
11. Stankovic maturato. È uno dei giocatori vincenti. Dove lo metti gioca bene e ti fa sentire il peso del leader.
12. Lo stellone. C’è e si vede. Basta un niente per cambiare faccia a un incontro. E magari anche a quella successiva. Un esempio? Domenica la Fiorentina non avrà Mutu: ieri ammonito, domani squalificato. Idem prima del Torino (Comotto e Barone). Che l’Inter abbia scoperto il nuovo Moggi?