Inter, riparte da Istanbul la caccia alla Champions

Mancini mette i suoi con le spalle al muro: "Siamo i più forti? Io ci credo, ma dimostriamolo sul campo". Stasera l'esordio europeo dei nerazzurri contro il Fenerbache di Zico e Roberto Carlos

Istanbul - Tutti allineati e coperti in attesa che passi la tempesta. Ci sono gli spifferi d’Italia (Spalletti, Figo, Chivu), c’è la Champions che chiama e non attende, ci sono le solite storie che inquietano. Ma questa è l’Inter e stasera tornerà a ripercorrere i passi di una storia che, da decenni, non ha mai avuto lieto fine. O finale, che dir si voglia. Torna l’Inter a caccia della coppa che le ha fatto smarrire i sonni e qualche volta la strada. Torna dopo quel ribaltone indigesto capitato a Valencia, con tanto di seguito disciplinare. Torna con la difesa più stravagante fra quelle che Mancini aveva immaginato, dopo aver perduto Cordoba, Burdisso, Maicon per squalifica e Materazzi e Chivu per infortunio. Torna con la squadra più italiana dell’ultimo triennio, avendo fra i venti al seguito ben sei italiani (quattro ragazzi primavera più Toldo e Orlandoni). E il caso vuole che dall’altra parte ci sia una bella compagnia di brasiliani, anche se il migliore di tutti sta in panchina.

Da una parte Zico, dall’altra Mancini, confraternita di numeri dieci d’alta scuola: se le squadre seguissero talento e indole dei tecnici ci sarebbe da divertirsi e da godere calcio. Ma forse così non sarà. Istanbul l’ha accolta con quella temperatura che promette il fresco serale come una manna. Lo stadio, intitolato a Sukru Saracoglu, uno dei suoi ex presidenti, è un gioiellino di ordine e colori. Mancini ne ha approfittato per tirare una frecciata alle nostre catapecchie. «Anche qui lo stadio è molto bello, come capita di vedere in altre parti d’Europa e come non capita in Italia». La squadra forse un po’ meno invitante: il Fenerbahce, la più amata fra le tre di Istanbul, è ottavo in campionato ed ha vinto solo due partite su cinque. Ma anche l’Inter non è proprio la Ferrari dell’anno scorso. Mancini ha ripetuto che non baderà all’estetica. «Non credo che finirà con gol e contropiede, ma se così fosse... Certo dovremo stare molto coperti, squadra più compatta tra difesa e centrocampo. La prima partita è sempre difficile e dura». Ne sa qualcosa l’Inter dell’anno passato che andò in sbandata contro lo Sporting a Lisbona.

L’Inter di quest’anno baderà molto al sodo. Moratti lo vuole: «Dobbiamo vincere la Coppa, lo vogliono i nostri tifosi». Mancini sa bene che quella è la missione della stagione, fors’anche per non sentirsi sull’altalena del licenziamento. Partenza a rischio, difesa con Samuel e Rivas, ovvero un convalescente e una sorta di cenerentolo che, però, fece molto arrabbiare Passarella quando lo lasciò per volare a Milano. Se tanto vale come credibilità... Per Zico la gente nerazzurra resta la favorita del girone e Mancini, che per il brasiliano è pronto a tanto d’inchino («È stato un onore giocargli contro»), non gli ha negato la realtà. «Zico è un monumento e se lo ha detto vuol dire che ha ragione. Anch’io lo credo sulla carta: bisognerà confermarlo sempre». Stavolta Figo potrà mettere il muso in panchina. «Solari è il più fresco di tutti e con Luis ho parlato. Com’è accaduto almeno una decina di volte l’anno scorso. Lui conosce la situazione, gliel’ho ripetuta anche prima che decidesse di restare con noi».

Stavolta il ritornello di battaglia è molto provinciale: «Siamo contati ma buoni». Ci sarà Suazo insieme a Ibrahimovic per provare quel contropiede che da tempo frulla nella testa del tecnico. Non ci sarà Chivu. Il presidente si è molto arrabbiato. Il tecnico ha attenuato. «Moratti non era arrabbiato, semmai dispiaciuto. Chivu ha avuto un infortunio strano, certo poteva evitarsi l’amichevole. Ma ormai sono cose passate». Anche questa è una stravaganza interista: il pompiere è diventato Mancini, Moratti si è trasformato nel dispensatore di randellate. Di certo tutti e due fanno gran conto su Ibrahimovic, l’uomo che sa fare la differenza. Lo ha detto Zico, Mancini conferma: «Credo che non vincerà un solo pallone d’oro, ma più di uno. Non credo esista un giocatore così completo: ha fisico, agilità, tecnica, tiro. Può migliorare ancora molto. Gli piace fare certi giochetti da foca. Quando li dimenticherà, deciderà lui quanti gol segnare». Sembra un esorcismo per tirar fuori l’Inter dalle nebbie dei ricordi. Intanto in tribuna ci sarà Capello. Non sai mai...