Inter-Roma 3-3 show. Milan: è crisi senza fine

Balotelli e Crespo agguantano la Roma. Spalletti protesta: <strong><a href="/a.pic1?ID=332724" target="_blank">&quot;Il rigore non c'era: l'interista s'è buttato&quot;</a></strong>. Rossoneri affondati dalla Samp di Pazzini e Cassano: <strong><a href="/a.pic1?ID=332718" target="_blank">Pato non basta, difesa colabrodo</a></strong>

Milano - Nessuno avrebbe scommesso su quell'Inter alle corde davanti a una Roma così felice sull'altalena. I cambi di Mourinho poi, da ricovero. Invece alla fine la capolista ha raddrizzato tutto, perde due punti sulla Juve, ma accresce la sua fama che nel primo tempo sembrava finita sotto le ruote del martedì di coppa.

Si è capito subito che mancava qualcosa all'Inter di ieri sera, e non era solo Ibrahimovic. L'idea era che il Manchester non si fosse portato via solo un pari che sa tanto di ennesima beffa, ma anche quell'autostima che fino al 24 febbraio debordava da Appiano Gentile fino ai confini del mondo. La Roma è stata divertente, si è adattata benissimo ai ritmi da dopolavoro dell'Inter e ha fatto paura alla capolista senza neppure darsi troppo da fare. Primo tempo dell'Inter da dimenticare: priva di determinazione, la squadra è lentamente finita al largo, il Balotelli in versione pulcino bagnato non ne indovinava una e il pubblico di San Siro non gli perdonava niente, anzi sottolineava impietosamente tutti i suoi errori. Il ragazzo non vinceva un contrasto, non si liberava al tiro, quando ne aveva l'intenzione scivolava misteriosamente. Adriano si è trovato subito in difficoltà con un Mexes molto fisico, davanti la squadra non si è mai vista seriamente, folate incolori e insapori, quando De Rossi si è accorto della situazione ha osato ancora di più e nel giro di sei minuti la partita ha preso la direzione più naturale.

Ma la Roma aveva iniziato subito benissimo, ha messo prudentemente Pizarro abbastanza arretrato, ma oltre la metà campo hanno agito coralmente Taddei, Brighi e Baptista, con Vucinic cuneo centrale. La Roma ha continuato a guadagnare campo, hanno avuto l'occasione buona un po' tutti, subito Julio Baptista, poi Brighi gentilmente servito da Cordoba, De Rossi, fino al gol del capitano, nato da un dribbling riuscito di Motta su Santon e da un anticipo netto in area piccola su Zanetti. Insomma un disastro.

Reazione pari allo zero, il tempo di consentire a Cambiasso un recupero da paura su Julio Baptista che stava per travolgere anche Julio Cesar e la Roma raddoppia con Riise che s'azzanna con Maicon ma lo beffa con tanto di marmellata sul palo di destra.

L'Inter non cambia passo, non ce la fa. Maicon sta attraversando uno dei suoi periodi più negativi, Maxwell è al centro di una involuzione che lo rende irriconoscibile, il lavoro di Stankovic, Zanetti e Cambiasso si perde nel nulla.

La Roma invece sembra si stia allenando, Motta un acquisto straordinario, non solo per come si è liberato di Santon in occasione della prima rete, ma per come gira per il prato di San Siro e tiene la sua fascia. Davanti Vucinic e Baptista fanno il loro e basta a mettere in disordine la squadra con meno gol subiti nel campionato.
Con queste allarmanti prospettive, l'Inter si è presentata nel secondo tempo con due cambi che hanno fatto saltare sui seggiolini lo stadio: Vieira e Figo, fuori Maxwell e Burdisso con Cambiasso che finisce secondo centrale con Cordoba. La gente si è chiesta: ma come, servirebbe qualcuno che la mette sulla corsa, che vince almeno un contrasto, e invece entrano due palleggiatori?

Mourinho l'ha vista così, prendere e mettere all'incasso. Parte il secondo tempo e l'Inter illude, Balotelli chiamato in area da Adriano non sbaglia, infila Doni sul palo di destra e riapre la partita, ci sono tre quarti d'ora per dare un senso ai cambi di Mourinho ma sul più bello proprio la nuova disposizione tradisce il tecnico. Sbaglia Vieira a metà campo, poi Cambiasso subisce un blocco di Baptista, Brighi entra centralmente e fa l'1-3. Passano pochi minuti e Supermario si prende a sportellate con De Rossi e Motta, il capitano lo contrasta in area, rigore, con una occhiata il ragazzo s'incarica dell'esecuzione e non sbaglia: 2-3. Poi entra Crespo, gol dei suoi, 3-3, con Spalletti che urla ai suoi di spingere, ma ormai è tardi.